La Paura e l’Ambulanza: prima puntata

Forse è un modo davvero inopportuno di inaugurare una rubrica, oltremodo se porta questo nome e questa eco, ma non riuscivo ad immaginare nulla di più inappropriato di un esorcismo in piena regola, il richiamo ad una drammatica catastrofe, ma non certo la sua anamnesi.
Avrei voluto cominciare in allegria bofonchiando generalità e quindi sparando a zero su qualcuno in particolare, mi tocca cominciare tristemente, così, benedicendo qualcuno in particolare, e quindi sparando a zero in generale.
E di benedetti ce ne sarebbero ma si porti pazienza. Questa è la paura e l’ambulanza non la paura e la mattanza,nemmeno la paura e la misticanza. Alla speranza ci hanno già pensato, pace all’anima sua.
Ma qui è il grido che conta, l’istinto la violenza di quella reazione incontrollata e incontrollabile, quel po’ di animalesco e anima-lesto che ti fa tanto male se lo spirito e la prontezza sono filtrati da grosse opportunità.
Quello stesso principio granitico e lapalissiano per cui la libertà di parola implica necessariamente la libertà di non parola, quello stesso principio che al Fatto non solo non hanno mai capito ma giudicherebbero lesivo della libertà di stampa, intesa come cartacarbone dei propri granchi cerebrali.
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E’ troppo facile sparare sull’asilo prendendomela eccessivamente con Enzo Di Frenna, per cui l’orrore vero, e fisico, degli avvenimenti di sabato mattina sarebbe imputabile anche a “pezzi deviati dei servizi segreti e della finanza speculativa”, lui c’era già, ancora prima che ci fosse, c’era. E’ anche indelicato giocare troppo con i santini, prendendomela con Anna Falcone, per cui il fratello Giovanni sarebbe morto una seconda volta. Me la prendo però con questa dannata dannata ostinazione all’opportunismo da quattro scellini e mezzo.
Me la prendo con questo malato feticcio della quadratura del cerchio, del senso a cui tutte le cose tornano, della grande Bellezza cui non ci si può negare; tendenza tristemente di moda e malattia contagiosa anche e soprattutto quando non ci sono di mezzo nemmeno quei quattro scellini.
Tutto deve essere lì, al posto giusto, al posto Giusto però, dove cos’è giusto è fin troppo ovvio, dai non lo sai. Che poi uno ci si impunta a furia di orticarie da verità rivelata .
Forse è solo la smania del guadagno semplice, del gran colpo di colore a spesa zero.
Ci sono, forse ci siamo un po’ nati a dire la verità, nati prima che ci fossimo, anche noi, prima di quel lontano compito di maturità del 2007 che chiedeva di dimostrarla la quadratura, con poi un problema di geometria non euclidea che nessuno si filò. Punto retta piano ma perchè. Una retta per due punti ma perchè. Nasci vivi muori ma perchè. Roba vecchia, ma attitudine sempre tremendamente in gran lustro.
Accettare che ci possa essere qualcosa d’altro ed utilizzare la nostra stramaledetta libertà alla non parola potrebbe essere allora un buon inizio, e un buon auspicio per questa rubrica nata male, a sproposito d’intenti.

Riccardo Galli

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