L’ecosistema acquatico del Tamigi

Girano cetacei strani nell’oceano di liquidita’ di Londra. L’ultimo avvistamento risponde al nome di Bruno Iskil – the London whale – che con qualche codata di troppo ha scatenato un piccolo tsunami sul mercato del credito europeo. 

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Bruno Iskil e’ un trader del CIO di JPMorgan, un’ ufficio incaricato di gestire gli squilibri tra l’attivo e il passivo della banca. Di fatto, l’ufficio si e’ rapidamente trasformato in un proprietary trading desk, ovvero in un gruppo di rapaci speculatori intenti a fare profitti investendo i soldi della banca. Bruno aveva ammassato posizioni multimiliardarie su indici di CDS. Un Credit Default Swap (CDS) e’ un contratto assicurativo contro il default di un’impresa o uno stato. Non esiste una borsa di CDS, quindi questi contratti derivati vengono per lo piu’ scambiati nel mercato Over The Counter, ovvero attraverso un contratto bilaterale tra compratore e venditore. Un vero ambiente selvaggio, ove la Suprema Razionalità del Creatore/Legislatore non è in grado di imprimere il suo sacro fuoco ordinatore.

Fatto sta che, in qualche trade, la nostra balena ha perso soldi e Bruno e’ stato costretto a liquidare le sue posizioni. Avete mai visto una balena bianca cercare di sfilare educatamente dalla porta di servizio di una gioielleria? Appunto. Nemmeno Bruno e’ passato inosservato: gli hedge funds sapevano che Bruno doveva vendere un sacco di CDS e hanno approfittato di questo vantaggio informativo per far pagare a Bruno il prezzo piu’ alto possibile per uscire da quei contratti. Il trade ha finito per registrare $2 miliardi di perdita ed e’ finito su tutte le prime pagine dei giornali. Bruno Iskil e’ stato licenziato in tronco.

La sfortunata vicenda ha scatenato le peggiori perversioni sessuali dei soliti pescatori statalisti: “la finanza fa troppi soldi, va regolamentata!”, “La finanza fa troppe perdite, va regolamentata!”, “Questa gente specula sulle disgrazie dei popoli, regolamentiamoli!” L’altro giorno pare si sia sentito un pesce-politico lamentarsi della “dittatura dei mercati” che sovvertirebbe il voto democratico, giusto per tenersi in allenamento. Mai farsi cogliere impreparati di fronte a possibili onde anomale. Molto semplicemente, i politici fanno fatica ad accettare che qualcuno possa mettere in discussione la lungimiranza delle loro politiche economiche e scommettere sul fallimento della “creatura” sulla quale, come dei pesci-pilota, si fanno trasportare qua e là.

Questa storia ci insegna, in fondo, giusto due cose: la prima e’ che esiste ancora molta ignoranza su come funzionano i mercati finanziari, per cui a chiunque è permesso di pescare (consensi) con le bombe: anche a coloro i quali dovrebbero saperne qualcosa come un certo ex Ministro delle Finanze. La seconda e’ che il mondo della finanza e’ estremamente flessibile e dinamico: oggi sei il predatore, domani potresti essere la preda. C’e’ sempre un pesce piu’ grande di te. E se non c’e’, allora sei diventato “too-big-a-whale”. 

Post Scriptum. Il concetto di “too-big-to-fail” lo lasciamo volentieri argomentare ai lobbisti di Wall Street a Washington e a Bruxelles. Mi piace pensare che nel grande oceano dei mercati finanziari, poter essere mangiato sia la necessaria precondizione per poter mangiare.

Post Post Scriptum: No, questo non significa che qui si ignorino tutti i problemi (veri) della finanza internazionale. Proprio per questo, però, bisogna sgombrare il campo da certe cattive idee.

Gabriele Giovanni Vecchio
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One thought on “L’ecosistema acquatico del Tamigi

  1. GGV, cerco di cogliere l’essenza del tuo post (correggimi se sbaglio). Tu, sostanzialmente, affermi:

    1) Il problema della finanza non è la mancanza di regolamentazione. (sottintendendo, anzi:”è iper-regolamentata!”).

    2) Quello della finanza è un fantasma evocato della politica per nascondere le proprie responsabilità.

    Ecco, mentre sul secondo punto concordo pienamente , sul primo un po’ meno. E’ vero, il settore finanziario (in tutti i paesi del mondo) non solo non è poco regolamentato, ma pensare di poterne risolvere tutti i problemi con una iper-regolamentazione asfissiante è stupido. La Finanza è internazionale, i legislatori nazionali, l’innovazione finanziaria corre più dei secondi. Se vogliamo pensare di regolamentarla più efficacemente, dobbiamo farlo con istituzioni mondiali completamente diverse. (prescindendo da pure soluzioni di mercato che, al momento, sono poco credibili).

    Tuttavia, non si può negare che nel sistema finanziario (in quello anglosassone, ma con ripercussioni anche su quello mondiale), si siano verificati due fenomeni rilevanti:

    1) Deregulation.
    2) Liberalizzazione del mercato dei capitali.

    Mi dirai, “ancora? basta co sta storia della deregulation!”. Lasciamo che parlino gli eventi storici. La deregulation è stato un processo che ha avuto inizio negli anni 70 negli States, con il quale si è ridotta non solo la portata delle regolamentazione sul settore bancario e finanziario, ma anche quella della supervisione. (differente dalla regolamentazione, spesso sottovalutata, ma di grandissima importanza).

    Negli anni ’70, il collasso del modello keynesiano determinato dall’inflazione e l’affermarsi di politiche monetariste, hanno dato il via a questo processo. A fine anni ’70 negli States era ancora presente una legge assurda, quella della Regulation Q che limitava i tassi sui depositi al 5 e rotti %. L’inflazione però galoppava, la gente ritirava i soldi dalle banche. Allo stesso tempo, gli istituti finanziari avevano finito di far profitti e cercavano nuove opportunità. Da li in avanti, allentamento dei vincoli nella concessione prestiti,della supervisione (considerata da Reagan come un balzello), allentamento (sino ad abolizione) del Glass Steagle Act, “Commodity Futures Modernization Act” per sottrarre i derivati a ogni regolamentazione, allentamento dei requisiti di capitale (vai di leva con l’aiuto di Alan) etc. etc. etc.. Profitti, leva, rischi elevati, cartolarizzazioni discutibili, etc. etc. Il tutto su scala globale.

    Ecco, i problemi sono complessi, non esistono ricette facili. Ma negare che la crisi del sistema finanziario e quella economica e sociale di oggi, siano dovute solo all’incapacità di governi e non ad alcune idee folli, quali quelle che promuovevano uno sviluppo repentino della finanza deregolamentata ed internazionale (tanto si allocheranno semplicemente meglio i capitali, no?) è , a mio avviso, una visione parzialissima e distorta della realtà. Non sono stati considerati importanti problemi determinati dalle asimmetrie informative ad esempio, come nel caso delle cartolarizzazioni, veri e propri pacchi degni dei commercianti abusivi di Forcella. Questi sono fallimenti del mercato, non dei governi.

    Oggi che fare? in primis, è necessario fermare la pressione sui titoli di stato dei paesi deboli per evitare che i tassi d’interessi rendano ulteriormente oneroso il debito, EUROBOND subito. Secondo, integrare l’Europa, anche politicamente, federarla, affinché possa, in cooperazione con gli States, la Cina etc. formulare una riforma della finanza condivisa e mondiale, ripristinando il Glass Steagle Act, supervisionando piu efficacemente sul rispetto dei requisiti di capitale etc. Non un ritorno irrealistico agli anni 70, nè al reaganismo anni 80 ma un passo verso il futuro.

    Mi sono dilungato, ma avevo un post in sospeso!!

    Hasta luego,

    LM.

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