Noi, i ragazzi dello zoo di Perrini

Noi, studenti Cleam, sogniamo di diventare agenti positivi di cambiamento. E’ vero che ci muove l’ambizione, ma, ragionandoci su e forti del parere di autorità scientifiche del calibro di Michael Moore e Al Gore, possiamo affermare che la logica del profitto, anche se funziona bene, non è poi così…etica. Ed ecco che queste idee trovano finalmente corpo in un corso universitario: Business Ethics. In 3 lezioni abbiamo modo di cambiare la nostra visione del mondo. Finalmente il senso di colpa del fare profitto potrà essere accantonato nel nome dell’Etica: contribuiremo come management privato al Bene Comune.
Per incentivare il nostro impegno, lo Stato potrebbe sussidiare le nostre iniziative, permettendoci di non dover subire sin da subito le logiche del mercato, che potrebbero stroncare le nostre idee Buone. Gli azionisti ci perdoneranno qualche euro di utile in meno. E, in fondo, anche i lavoratori potranno perdonarci se le loro buste paga saranno meno generose: è tutto nel nome del Progresso. Solo parole? In realtà, badate, parliamo di cose concrete.

E’ giunta l’ora di abbandonare l’idea che le imprese massimizzino la loro funzione di profitto: meglio massimizzare una funzione di benessere sociale, perché il nostro scopo è quello di fare il bene di tutti, non quello delle nostre tasche. Ci hanno insegnato di badare agli stakeholders, prima ancora che agli shareholders, ovvero chi i soldi ce li mette davvero. Pensare ai secondi sarebbe un comportamento avido e limitante. Evitarlo ci aiuterà a fare impresa in modo più consapevole, con un ritorno, prima o poi, in termini economici, perché essere buoni, alla lunga, paga eccome. Infatti, come da più parti si predica, questa crisi economica è, in prima istanza, una crisi di valori e a noi, ovviamente, la crisi non piace, perché siamo per la crescita: sia chiaro, una crescita equa, solidale e pure sostenibile. Ma basata su qualcosa di più sostenibile dell’infame crescita della produttività: la sostenibilità stessa, ovviamente. Crisi di valori risolta, etica a posto, grande crescita nel lungo periodo: come si fa a non essere dalla nostra parte?

Qualcuno ha detto che “ The business of business is business”, ossia che sarebbe immorale far beneficenza con i soldi di azionisti i cui conferimenti sono stati versati per ben altro scopo. Qualcun altro insiste dicendo che la CSR opacizza la scelta degli obiettivi aziendali, perché incentiva un disallineamento tra gli interessi immediati del management e quelli di lungo periodo dell’azienda – e quindi dei suoi proprietari – limitando, tra l’altro, il potere di controllo, già limitato, degli azionisti sul comportamento dei dirigenti. E poi i pedanti dicono che il Bene Comune è solo una formula per legittimare un più attivo e intenso interventismo dello Stato nel nome di qualcosa di non ben definito. A noi questo non interessa più di tanto: per formare l’etica noi guardiamo i film di scienziati affermati come Al Gore, o veri giornalisti d’inchiesta indipendenti come Michael Moore. Per noi non esistono questi trade-offs.

Va bene, dai, cerchiamo di essere seri per un attimo. Siamo proprio sicuri che la CSR costituisca una buona strategia per migliorare le performance aziendali, in particolare nel breve periodo, cioè quello a cui gli investitori guardano con particolare interesse? Dato che i politici sono ben felici di assecondare, per fini elettorali, le pretese di management spregiudicati che chiedono sussidi per politiche eco-sostenibili piuttosto opache, la CSR non si potrebbe rivelare un’ottima base teorica per legittimare tutto questo? Non ricorda un pochino la logica delle fondazioni bancarie, formalmente qualificate come “enti di beneficienza”, in realtà longa manus della politica nella finanza? E’ davvero necessario elaborare teorie consolatorie per giustificare il servizio in termini di innovazione e soddisfazione del consumatore che le imprese svolgono normalmente seguendo il semplice criterio della massimizzazione del profitto?

Le critiche sono intelligenti, sì, non c’è dubbio; sanno pure essere convincenti. A certi aspetti non avevamo mai pensato, però sembrano cogliere alcuni punti molto interessanti e che meritano un approfondimento. Però, dai, quei 3 crediti, con qualche semplice presenza, ci fanno davvero comodo!

Nicolò Bragazza

Annunci

One thought on “Noi, i ragazzi dello zoo di Perrini

  1. Smontiamo un po’ quest’articolo del volenteroso ma ancora un pò novellino Bragazza (lol):

    1) Al Gore non è un’autorità scientifica. Al Gore con gli investimenti sostenibili fa profitti, bei profitti. Cerca Generation Investment Management.

    2) Dubito che molti lavoratori, soprattutto stagisti, attribuiscano la colpa dei loro 600 euro al mese alla CSR, quando i loro capi “massimizzano” i profitti delle commesse, non pagando gli straordinari e bloccando le assunzioni per “crisi” (gosh).

    3) La CSR e la beneficenza sono due cose diverse.

    4) Sono tantissimi i casi in cui un approccio “stakeholder oriented” massimizza i profitti. Leggi l’Harvard Business Review.

    5) Gli azionisti che controllano i manager? problema inutile. Nelle public company i manager faranno comunque quello che vogliono, è una questione di allineamento di interessi e tantissimi azionisti hanno capito come alcuni incentivi(stock options), basati sulla massimizzazione di profitti, spesso e volentieri distruggano valore nel lungo periodo: Viceversa, quando gli azionisti controllano la società, controllano il cda, hanno membri della propria famiglia tra i consiglieri non esecutivi, dubito che si facciano “abbindolare” da qualche fanatico dell’etica. O in ogni caso, sono liberi di farlo! (ah dimenticavo gli azionisti di minoranza, poverini, saranno distrutti proprio dai manager responsabili eh).

    6) Siamo sicuri che la CSR sia una buona strategia…? Si, vedi punto 4.

    7) Chiedere sussidi in maniera opaca, che lo si faccia per pretese sostenibili o meno, è in realtà una costante dell’economia di mercato. Quante imprese “shareholder oriented” prendono sussidi da governi pur senza avere obiettivi di sostenibilità? Non mi sembra sufficiente per delegittimare la CSR.

    8)Le fondazioni bancarie sono enti no profit, le società CSR oriented (per l’ennesima volta) devono fare profitti, quanti più è possibile. Le prime sono enti no profit senza un azionariato di riferimento, le seconde (C,Corporate non è casuale)imprese con un azionariato ben definito.

    9) Dai, nella peggiore delle ipotesi avrete (come dici tu) 3 crediti gratis e socializzarete un pò di più secchionacci che non siete altro:). Si chiama “working life balance”

    Hasta luego,

    LM.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...