Austerità, Crescita, Speculazione: una notte al Circo

“In molti paesi europei va crescendo l’insofferenza nei confronti della ‘dittatura dello spread ’, vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli” G. Vegas, presidente della CONSOB

Il popolo italiano si rivela sempre più dotato di inimmaginabili qualità e capacità, oltre che di un’attitudine insperata al problem-solving che farebbe trasecolare il più navigato manager di qualche rinomata società di consulenza. Sono bastati infatti sei mesi a trasformare blogger, internauti improvvisati, giornalisti di punta e indignati d’importazione in un’impressionante fucina di idee in grado, finalmente, di trascinare l’Italia fuori da questo pantano economico.
Dopo anni di torpore intellettuale, finalmente, la società civile torna a mettersi in gioco con nuove proposte per un’economia nuova, diversa e sostenibile. Un arricchimento di prospettive cui concorrono cittadini e intellettuali di ogni paese, nell’ottica di un vero e proprio dibattito comunitario.

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Se queste proposte dovessero riuscire a farsi strada nell’orizzonte politico, allora potremo dire, a ragione, di avere di fronte a noi un paese definitivamente proiettato verso la strada della crescita, della difesa decisa della propria dignità, del consolidamento del proprio tessuto economico-sociale e dello slancio verso l’innovazione : la Svizzera.
Raccogliere tutti questi filoni di pensiero in unica sintesi coerente è un onere che lasciamo volentieri a coloro che se ne fanno portatori, ragion per cui ci limiteremo ad un breve elenco, a partire da…

  • quelli che invocano la patrimoniale, perché tanto il ricco è sempre qualcun altro, ma protestano se gli applicano l’IMU.
  • Quelli che la BCE deve fare i Quantitative Easing, ma rifinanziare le banche all’un percento è una vergogna!
  • Quelli che la BCE deve poter essere costretta a comprare il debito pubblico degli Stati. Come in Zimbabwe.
  • Quelli che il problema è il surplus della Germania, quindi dobbiamo essere tutti in surplus. Con Marte.
  • Quelli che riescono a dire nella stessa frase che “i lavoratori non arrivano a fine mese” e che “bisogna creare un po’ d’inflazione per far ripartire l’economia”.
  • Quelli che dobbiamo fare gli eurobond perché la crisi va imputata alla finanza, che non mette gli individui di fronte alle loro responsabilità.
  • Quelli che chiedono per le banche maggiori requisiti di capitale, ma poi lamentano che senza credito l’economia non riparte.
  • Quelli che per ripartire serve il semipresidenziale. No, il Vassallum. No, il proporzionale alla tedesca. No, il Senato delle Regioni.
  • Quelli che ci vogliono scelte lungimiranti che guardino al lungo periodo: una politica di stimolo keynesiano.
  • Quelli che bisogna investire sull’istruzione, e poi boicottano i test INVALSI.
  • Quelli che: “le banche centrali stanno diventando sempre più indipendenti dai governi”.
  • Quelli che le tasse uccidono la crescita, quindi la priorità è la lotta all’evasione.
  • Quelli che le manovre per ridurre il debito sono macelleria sociale. Meglio fare scelte di indipendenza nazionale come in Grecia.
  • Quelli che la crisi del debito è una crisi da sovrapproduzione. Di debito?
  • Quelli che la colpa è dei cinesi, poi dei tedeschi, e mai loro. Anche se hanno governato dieci anni.
  • Quelli che avere la banca centrale nazionale ti salva dal default. Come l’Argentina e la Russia.

Sicuramente non c’è bisogno di impegnarsi in sforzi di incoraggiamento alla lotta: siamo sicuri che le larghe vedute qui illustrate non faticheranno a coagularsi intorno ad un unico progetto civico di cambiamento, che riesca a estendersi dai barricaderi di Occupy fino agli alchimisti della moneta profeti del verbo argentino (o africano), dai difensori della sovranità nazionale contro il neo-colonialismo tedesco agli euro-federalisti fautori dell’Europa “politica”. Ma chissà che non riescano a far breccia anche nel mondo istituzionale: dopo l’arruolamento ultimo di Vegas, qualche consigliere dell’EBA non sfigurerebbe.

Nicolò De Salvo
P.s. : come al solito, la sezione “commenti” è aperta anche se moderata. La lista delle proposte è, ovviamente, parziale e incompleta. Contiamo sui nostri fedeli lettori, nell’ottica di un programma davvero “wiki” per integrare l’elenco e approssimare le ineguagliabili vette di completezza del programma politico  de l’Unione nel 2006.
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