Ethic Wars Episodio II: l’attacco dei seminari

Dopo l’enorme successo del seminario di “Business Ethics”, il quale come riportato sul nostro blog è stato dirompente per la sua capacità di sensibilizzare gli studenti ad una gestione d’impresa “etica”, ecco che i Gran Visir del CLEAM ci deliziano con un’altra serie di seminari, “Seminari per lo sviluppo delle competenze manageriali”.

E già qui inizia ad esserci un po’ di confusione. Lo studente CLEAM ha scelto questo corso proprio perché si aspetta che nel tre anni che lo aspettano le sue competenze manageriali vengano fatte crescere passo dopo passo, ma poi si trova spiazzato davanti a un corso con un nome del genere. Le domande iniziano a formarsi nella testa del povero studente: “Ma davvero mi serve un seminario per sviluppare le mie competenze manageriali?” “E in questi due anni allora che diavolo ho sviluppato?”. La confusione è molta, tanto che alcuni passano al CLEF a causa dei dubbi amletici sopra descritti. Noi però rifiutiamo il pregiudizio, e quindi concediamo un’occhiata a questo secondo capitolo di una saga a dir poco strabiliante.

Qualcosa di interessante sicuramente c’è, non facciamo di tutta l’erba un fascio. La sezione sul recruitment e sui colloqui di lavoro è certamente utile, anche se di competenze manageriali ne sviluppa ben poche. Ma si sa, in tutte le saghe cult c’è quella sbavatura, quell’errore che fa impazzire i fan più accaniti quando nei remake viene corretto con le ultime tecnologie.
La cosa che più colpisce, e che riuscirebbe a stendere anche il più convinto dei sostenitori, è però il modo in cui “si vuole dare la possibilità agli studenti di affiancare al momento del trasferimento dei modelli teorici utili a comprendere le situazioni, un momento di apprendimento dall’esperienza indispensabile per la costruzione e il consolidamento delle capacità manageriali.”

L’uovo e le cannucce. Lo spiego per chi non avesse avuto il privilegio di partecipare: in un’ora gli studenti devono costruire con delle cannucce una protezione ad un uovo, in modo tale che, gettato da un’altezza di circa 3 metri, l’uovo non si rompa. Oltre a questo, è necessario che ogni gruppo prepari uno spot pubblicitario per il prodotto.

Ora, non mettiamo in dubbio il fatto che tutto ciò sia divertente, che ci si faccia due risate in compagnia e che venga stimolato, se così si può dire, il lavoro di gruppo. Mettiamo però da parte per un momento l’ironia: non per fare la parte del critico con la puzza sotto il naso che sopra le 3 stellette ci è andato solo per Godard, ma quello che traspare dalle nostre due “recensioni” è che questi seminari siano una farsa, un pretesto poco serio per l’università di farsi bella agli occhi del mondo facendo vedere la sua attenzione alla responsabilità sociale senza mostrarne alcuna alla necessità di fornire contenuti e strumenti di un qualche valore.
O forse siamo noi che non abbiamo capito il film, forse è stato tutto programmato dagli “autori”, forse non lo scopriremo mai.

A questo punto la richiesta è unanime: vogliamo il terzo capitolo, così forse ci capiremo qualcosa.

Andrea Antonioli

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