VessItalia. Mala fede e Ciccirinella nell’Italia delle tasse.

“Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più” [Hannah Arendt]
Ormai si sa, in Italia la lotta all’evasione è un mantra ricorrente in tempo di crisi. Svariati blitz tra ristoranti e gioiellieri per recuperare qualche milione di euro di gettito, il cui bilancio a fronte delle spese sostenute non viene mai reso pubblico. Buoni per riempire prime pagine dei giornali e legittimare i deliri di turno contro Suv e Billionaire, escrezioni glassate di civismo e superiorità morale che riempiono la bocca di chi le scrive e la pancia di chi le legge. Al solito, con l’unico effetto di distogliere l’attenzione da uno Stato che vuole e chiede sempre di più, senza sosta e indipendentemente dal colore politico, assuefacendo i propri sudditi.

L’ultima trovata (in termini cronologici, naturalmente) risale a due settimane fa. Si tratta di una lettera che Equitalia, braccio armato dell’Agenzia delle Entrate, ha mandato a 300mila contribuenti italiani.

CONSIGLIO PER LA LETTURA
Immaginate che a leggerla sia un signore di mezz’età di Secondigliano, addetto in una delle principali società italiane. Produce servizi di sicurezza, smercia prelibatezze colombiane e vende figlie di Venere. Perché ciò che manca, è solo l’accento.

“Gentile contribuente, desideriamo offrirle alcuni elementi di valutazione relativi ai redditi dichiarati nel 2011 (anno d’imposta 2010).Questa comunicazione ha finalità esclusivamente informative e pertanto non è necessario, da parte sua, alcuna risposta.Dal confronto dei dati indicati nella sua dichiarazione dei redditi 2011 con le informazioni presenti nella banche dati dell’Agenzia delle Entrate, risultano alcune spese apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati”

E qui il capolavoro:

“Per tutelare la sua riservatezza, nel prospetto non è precisato l’ammontare delle spese rilevate dalla banche dati dell’Agenzia, nel presupposto che le siano certamente note, in quanto relative alla recente annualità 2010”

In ordine sparso: non è chiaro se il raffronto sia stato eseguito in funzione del redditometro oppure no. Ergo non si può avere la soglia di riferimento usata. Si tratta poi di un accertamento “sintetico puro”, come precisato da una nota successiva dell’Agenzia, per cui contribuente deve farsi i conti: sommare le spese sostenute nel 2010 e verificare se eccedono per almeno il 20% il proprio reddito. Nel qual caso dovrà dimostrare che sono state finanziate «con redditi diversi da quelli posseduti nel 2010, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile». Ma certo, mica vorrete pensare che lo Stato ci pensi evasori incalliti. Ma le incongruenze non finiscono qui: lo Stato mi entra in casa, mi accusa apertamente, con tono generico, allusivo e intimidatorio, senza portare alcuna cifra a supporto? E, per di più, nascondendo questo abuso da paese del terzo mondo, dietro ad una questione di privacy nei confronti dello stesso al quale ha scandagliato i conti correnti? Quella stessa informativa, per altro, che va firmata prima di compilare qualsiasi dichiarazione dei redditi?

Molte delle segnalazioni in proposito arrivate al Sole24Ore hanno poi evidenziato che, tra le spese considerate “apparentemente non compatibili”, ci sono acquisti di fabbricati. Il cui intero prezzo, se ne deduce, è stato confrontato con il reddito dichiarato dell’anno di acquisto, come se l’Agenzia non avesse mai sentito parlare né di risparmio né di ammortamento.

Befera ha prontamente commentato: «Ormai se si invia una cartella ad un cittadino è considerato un atto di vessazione». No, sapere quali sono stati i criteri scelti per l’invio della lettera, o precisi riferimenti reddituali e di spesa alla base dell’accusa, è la legittima pretesa di chi ogni giorno spera ancora di essere considerato non un suddito, ma un cittadino, e prima di tutto un contribuente, in grado di difendersi da pretese feudali e autoritarie.

Alberto Manassero

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