Il Renzi lavatore

Alessandro Manzoni, scrittore, poeta e drammaturgo , è stato un Rottamatore italiano. Non tanto per il fatto di aver subito l’influenza del nonno Cesare Beccaria, autore del trattato “Dei delitti e delle pene” incluso poi nell’indice dei libri proibiti, quanto per la sua concezione romantica della lingua. 
Per usare il linguaggio dei tecnici, non necessariamente al governo, la rottamazione è il recupero di rottami metallici, in particolare da automobili destinate alla demolizione. 
Quella manzoniana riguarda la volontà di ricercare un mezzo espressivo adeguato alla materia e ai temi de I Promessi Sposi, uno scrivere in prosa ben lontano dalla colta ed artificiosa poesia. Ciò richiedeva un linguaggio nuovo e fresco, così semplice e comune come lo era il mondo rappresentato.
Mai un bucato ebbe tali conseguenze: lo “sciacquare i panni in Arno” con cui Manzoni rivisitò la terza stesura del suo romanzo determinò l’abbandono di latinismi e francesismi ed elevò il fiorentino colto ad un uso quotidiano generale.
Rottamatori di professione lo erano stati in precedenza i componenti del movimento stilnovistico: da Dante a Guido Cavalcanti, da Dino Frescobaldi a Lapo Gianni, tutti portatori di una nuova poetica letteraria basata su rime “dolci e leggiadre” e sul regolare uso di metafore e simbolismi.
Se l’origine dell’espressione “dolce stil novo” è da rintracciare nel canto XXIV del Purgatorio della Divina Commedia, non è difficile risalire all’ispirazione per lo meno linguistica ma anche politica del Rottamatore del XXI Secolo Matteo Renzi.

Ciò prescinde dal fatto che “Stil Novo” sia la nuova fatica letteraria dell’attuale Caronte fiorentino, colui che nella commedia dantesca consentiva l’attraversamento dell’Arno ai viandanti; il pensiero renziano combina all’interno di un’unica prospettiva una prosa ben curata, completa e che si adegua all’evoluzione dei tempi. 
Non per la sua presenza assidua e cinguettante su Twitter  né perché “L’estate sta finendo” dei Righeira sia la colonna sonora della sua Maturità, ma perché Matteo Renzisi definisceil DickFosbury del panorama politico italiano.
Per chi non ne abbia mai sentito parlare, ad esclusione dei tecnici ovviamente, Dick Fosbury è stato un atleta americano capace di vincere l’oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 con un nuovo stile di salto, l’attuale salto alla Fosbury.
La prosa renziana, incisiva ed essenziale, è quanto di più lontano dai languori e dai formalismi barocchi bersaniani, che poggiano le loro basi su vaghezze e tecnicismi del politichese e su una fraseologia sindacale e giuridica intinta nella salsa lessicale economica-finanziaria. 
L’attenzione esclusiva al reale, fortemente impressionata dai neon pubblicitari di Giorgio Gori, deve tuttavia combinarsi con un modus operandi coerente con una visione liberale. Renzi deve dimostrare la capacità di aderire a dei principi e da esse derivarne delle pratiche concrete in modo tale da avere una visione integrata e generale dei problemi e delle situazioni.
E il riferimento ai temi stilnovisti dello sguardo liberatorio e salvifico della donna-angelo potrebbe trovare la sua naturale conseguenza in quella Rosa Tricolore berlusconiana, che punta su giovani, imprenditori ma soprattutto donne per una rivoluzione dai caratteri liberal-copernicani? A Luciano Moggi, Licio Gelli, Jack lo Squartatore e Capitan Uncino l’ardua sentenza. 
Nel frattempo speriamo in un “risciacquare i panni in Arno” della politica italiana, nell’ulteriore speranza che l’Arno si trasformi nel fiume Gange e che i politici possano ottenere il perdono dei peccati e un aiuto per raggiungere la salvezza. Liberale.
                                                                                                                                                                                                                                                     Luca Guadagni
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