Il programma economico del partito liberale – Luigi Einaudi

Luigi Einaudi è indubbiamente una delle figure di maggior prestigio della cultura italiana del Novecento. Nel tempo, peró, l’Einaudi liberista ed anti-keynesiano è stato volutamente dimenticato, fino ad arrivare addirittura a  teorizzare improbabili “paternitá Einaudiane”  ad alcune proposte – come la patrimoniale – che di Einaudiano hanno ben poco. I liberali hanno il dovere di riappropiarsi dei contributi di Einaudi, della sua intelligenza e del suo buonsenso.

Proponiamo qua di seguito un’estratto dal libro “Luigi Einaudi – In lode del profitto ed altri scritti.” di IBL Libri. Considerando il recente fermento attorno alla possibilita’ della nascita di un partito liberale, il testo ci sembra di un’attualitá incredibile.

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“Il programma economico del partito liberale.”, La Stampa, 12 ottobre 1899, p.1
di Luigi Einaudi

Il programma di un partito francamente liberale dovrebbe consistere nell’elevare le sorti delle varie classi sociali, provvedendo efficacemente, più che non i restringimenti della libertà o i moti rivoluzionari, al benessere di quegli umili ai quali è rivolta tanta parte delle cure e dei pensieri dei governi moderni.

Il partito liberale per attuare un programma economico favorevole alla prosperita’ nazionale, e soprattutto al bene delle classi lavoratrici, non ha bisogno se non di volere, e volere fortemente, l’attuazione, graduale bensí, ma risoluta di quei principi di libertá e di tutela, che ne informarono l’esistenza fin da quando il partito si formó nel nostro Paese.

Principi vecchi, ma dalla cui violazione da parte di molti partiti ed anche, è doveroso riconoscerlo, degli stessi liberali, derivarono molti fra i malanni che oggi afliggono l’Italia contemporanea.

Per accrescere il benessere delle classi lavoratrici  non vi è altro mezzo se non accrescere la quantità di ricchezza prodotta nel nostro Paese. Se la produzione annuale dell’Italia aumenterá, aumenteranno non solo i profitti e gli interessi dei direttori delle industrie e dei commerci, ma si accresceranno altresí, per la maggior richiesta, i salari dei lavoratori.

Ora la principale condizione affinché la ricchezza possa aumentare è la mancanza di ostacoli e di impedimenti posti dallo Stato a questo sviluppo ed a questo incremento. In Italia lo Stato è uno dei più efficaci strumenti per comprimere lo slancio dell’iniziativa individuale sotto il peso di imposte irrazionali e vessatorie e per divergere gli scarsi capitali dalle industrie che sarebbero naturalmente feconde, per avviarli alle indistrie che diventano produttive grazie soltanto ai premi, ai dazi protettori, alle estorsioni esercitate in guisa svariate a danno dei contribuenti.

Il partito liberale dovrebbe prendere una posizione nettamente contraria a tutte queste ingerenze dello Stato nel campo riservato alla iniziativa individuale.

Il partito liberale combattendo i sistemi coi quali si cerca  di dar vita ad industrie artificiose, tutelerà da una parte le ragioni del pubblico erario e dall’altra farà si che i capitali si rivolgano a quei campi dove la loro applicazione è più feconda di utili.

La riforma tributaria voluta dal partito liberale si ispira a due concetti sommi: diminuire il fabbisogno, il che si ottiene falcidiando, come sopra si disse, nelle spese di premi e di aiuti alle industrie private, e dando incremento alla prosperità nazionale, il che renderá possibile una non lontana conversione del debito pubblico.

Il partito liberale potrà, pur diminuendo le spese, dotare più convenientemente alcuni servizi pubblici, soprattutto civili, i quali ora non possono compiere il loro ufficio, perché lo Stato si interessa di ciò di cui non dovrebbe occuparsi, e fa male quelle  cose che sono la sua  funzione specifica.

Questa  politica deve proporsi il partito liberale italiano, ispirandosi al concetto fondamentale che ha costituito la ragione fondamentale della sua formazione e della sua esistenza: ridurre l’ingerenza dello Stato a quelle funzioni a cui al sua natura specifica lo chiama, e lasciando libero il campo allo sviluppo della iniziativa individuale nelle industrie e nei commerci.

Informato a questi principi di libertá, il partito liberale italiano potra’ combattere e vincere. La sua vittoria sará soprattutto la vittoria degli umili, ai quali sará assicurata una mercede piú abbondante e dotata di maggior potenza d’acquisto che non al presente.

Quando la gente minuta stará bene, cesseranno le lagnanze, ed i partiti socialisti piú non potranno far credere al popolo che la salute stia nel regolamentare ogni cosa, nel far intervenire lo Stato in ogni minimo atto della vita privata a tutela dei deboli.

Del resto, il partito liberale non si rifiuta ad adottare quelle norme di legislazione sociali le quali siano imperiosamente richieste da motivi di igiene, di moralitá e di tutela della razza contro la degenerazione fisica conseguente all’eccessivo lavoro di notte e di giorno, alle fatiche durate in locali malsani, ecc.

Il partito liberale si vanta anzi di volere con una adatta legislazione sociale prevenire il sorgere di condizioni che in qualunque modo impediscono all’individuo di svolgere liberamente tutte le sue facoltà.

Combattendo per questo programma i liberali sanno di dover lottare contro ostacoli numerosi, contro tutte le forze organizzate alla difesa del privilegio e del vincolismo; ma sono disposti a superare ogni fatica, perché sono sicuri di combattere per la causa della civiltà.

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4 thoughts on “Il programma economico del partito liberale – Luigi Einaudi

  1. Siamo tutti d’accordo. Almeno per le persone di buon senso, a parte residui socialisti vendoliani. Il problema e’ che manca la capacita di tradurre in volgare questi concetti e soprattutto farne programmi operativi. Se un partito o movimento liberale non diventa anche popolare non fa molta strada. Dobbiamo essere più pratici e diretti.

    • non si tratta di tradurre in volgare, ma di tradurre ai giorni nostri, perché il “programma” è sempre lo stesso:
      “Il partito liberale dovrebbe prendere una posizione nettamente contraria a tutte queste ingerenze dello Stato nel campo riservato alla iniziativa individuale”, tradotto in volgare se vuoi.. limitare lo Stato.
      Quando Einaudi scriveva questa cose, nel 1899, queste “ingerenze” erano abbastanza ridotte rispetto ad oggi; per noi, c’è solo più roba da smantellare.

  2. La svolta liberale di cui ha bisogno questo paese è indiscutibile. Einaudi aveva ammonito sul pericolo degenerativo dello sviluppo a suon di spesa pubblica a basso costo. Questa via non può che essere foriera di facili promesse e tentazioni in quanto opera un allontanamento tra scelte e responsabilità, scaricate sui governi successivi e quindi ideale preda di tentazioni di ogni tipo.
    Occorre una svolta liberale e di ripensamento ed individuazione della spesa pubblica, non solo in termini quantitativi ma anche in termini qualitativi.
    Einaudi e Bastiat: quello che costa poca fatica e da benefici nel breve termine, con molta probabilità determinerà dei problemi nel futuro.
    E’ angoscioso dirlo, ma stiamo scaricando la nostra fame di ricchezza sulle generazioni future senza un minimo di capacità di comprensione di una ricchezza fondata sulla sostenibilità e rinnovabilità.
    Noi cerchiamo di esprimere le nostre idee su 21inpunto.wordpress.com e siamo convinti come Einaudi che il dialogo sia strumento di crescita.

  3. Pingback: Italia Liberale | Titolo sito

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