10 punti sulla vicenda Assange

1) I primi passi
La prima attività di Wikileaks risale al 2006, quando pubblicò dei documenti che provavano un complotto per assassinare i membri del governo Somalo, ma in quel caso non si registrarono reazioni.
Nel 2008 il sito è stato chiuso e poi riaperto dallo stesso giudice californiano in seguito alle pressioni di una banca svizzera che, secondo Wikileaks, supportava il riciclaggio di denaro e l’evasione.

2) 91.731 documenti militari
Ma il 25 luglio del 2010 WikiLeaks pubblica una raccolta di 91.731 documenti militari relativi alla guerra in Afghanistan (Afghanistan war log) . I documenti ricoprono un periodo che va dal gennaio 2004 al dicembre 2009 e vengono rilasciati ai quotidiani Guardian, New York Times e DerSpiegel che attestano l’autenticità del materiale. Tale pubblicazione suscitò reazioni veementi e levate di scudi in tutto l’Occidente. (fonti Wikipedia)

3) Tutta colpa di un preservativo rotto!
Circa 2 settimane dopo la pubblicazione dei documenti sull’ Afghanistan, Assange viene invitato in Svezia da Anna Ardin, in qualità di addetta stampa del Movimento Fratellanza (Broderskapsrörelsen), organizzazione politica collegata al Partito Socialdemocratico Svedese, al seminario “La prima vittima della guerra è la verità”, tenutosi in quei giorni nelle sala conferenze del sindacato dei lavoratori svedesi, LO, a Stoccolma.
Anna Ardin offre a Assange di rimanere a casa sua durante la sua permanenza e nel periodo tra il 14 agosto e il 19 il latin lover ha rapporti con 2 avvenenti ragazze, la Ardin e Sofia Willen che pagò il biglietto del treno a Assange per portarlo a casa sua a 60 km da casa della Ardin. Con entrambe Assange ha prima sesso sicuro e poi senza preservativo. Con la Ardin usa un preservativo rotto che, secondo la ragazza, lui aveva lacerato volontariamente per il piacere di fare sesso non protetto. La Willen sostiene, invece, che il mattino seguente lui la penetrò senza preservativo mentre lei dormiva e che lei, pur mostrando reticenza verbale, avesse assecondato l’amplesso.

4) La denuncia
Il 20 agosto,dopo essere venute a conoscenza dell’ “infedeltà” di Assange e della sua predilezione per il sesso non sicuro, si recano entrambe in una stazione di polizia per chiedere consiglio su come la Willen dovesse muoversi per sporgere denuncia contro Assange. Secondo una fonte, la Willen voleva sapere se fosse possibile contringere Assange a sottoporsi al test dell’HIV. La Ardin, che dichiara di aver accompagnato solamente la sua amica, in quell’occasione ha anche fornito alla polizia un dettagliato resoconto di quello che era successo tra lei e Assange. La poliziotta che ha raccolto le loro dichiarazioni, presumibilmente perché avevano parlato di un preservativo manomesso e del rifiuto di usare protezioni, è giunta alla conclusione che entrambe le donne erano vittime: Anna era stata stuprata e Sarah era stata oggetto di molestie sessuali. La sera stessa viene convocato un pubblico ministero “di guardia”, Maria ­Kjellstrand. Anche lei era d’accordo: Assange andava trattenuto per sospettato stupro. Il Swedish Prosecutor’s Office ha emesso un mandato di arresto contro il fondatore di WikiLeaks per stupro. Quella sera i detective della polizia svedese lo hanno cercato a Stoccolma, ma senza risultato.

5) L’eco mediatica e l’archiviazione
Domenica mattina la notizia arriva alla stampa. La vicenda ha una grande eco mediatica. La vicenda viene portata all’ attenzione del Procuratore Generale che, immediatamente, scarta l’ipotesi di stupro e archivia le accuse. Secondo lei, i fatti narrati potevano costituire al massimo molestie. Sarah dice a un giornale: “In entrambi i casi, il sesso era consensuale all’inizio, ma si è poi trasformato in abuso“. Le due non si rassegnano e si rivolgono all’avvocato svedese Claes Borgstrom un politico socialdemocratico, esperto di reati contro le donne, che lavora da anni a un’ estensione del reato di stupro all’ interno dei rapporti sessuali consensuali. Claes Borgstrom, per conto delle due ragazze, presentata ricorso contro la decisione di revocare il mandato di arresto.

6) Assange come Gheddafi 
Il caso è riaperto e il 30 agosto 2010 Assange viene interrogato in Svezia. Il 20 novembre 2010, la polizia svedese emette un mandato di arresto internazionale attraverso l’ interpol .
A partire dal 28 novembre 2010 Wikileaks pubblica un’ingente rassegna di documenti riservati che hanno come focus l’operato del governo e della diplomazia statunitense nel mondo. (Cablegate)
Il 30 novembre 2010 l’Interpol emette un “Rednotice”: una comunicazione ufficiale che rende Assange ricercato in 188 paesi.
Il terribile fornicatore seriale senza preservativo viene cosi equiparato all’ex leader libico Muammar Gheddafi, ricercato per crimini contro l’ umanità.
A oggi, tuttavia, non è incriminato per alcun reato in nessun paese. Il mandato è stato emesso perché i magistrati vogliono interrogarlo e vogliono farlo solo ed esclusivamente dopo il procedimento di estradizione.
Dopo il mandato di arresto e la rednotice dell’ Interpool, Assange si è consegnato alla polizia londinese il 7 dicembre 2010. Dopo 2 settimane viene rilasciato su cauzione e messo ai domiciliari con l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico.
Infine, con il via libera all’ estradizione di Assange da parte della Corte Suprema, egli si rifugia nell’ Ambasciata Ecuadoriana a Londra per evitare l’estradizione, dove, dopo 56 giorni, otterrà asilo politico.

Aspetti della vicenda che rendono la questione di natura politica:

7) Contesto svedese
La Svezia, uno dei paesi più egualitari del mondo dove tutti i partiti si dichiarano “femministi” ( con l’ eccezione dei cristiano-democratici e dei moderati), è il paese dove nel 2004 Gudrun Schymaun, ex comunista, fonda un partito femminista, FeministisktInitiativ, che fa dell’ odio di genere ragione di esistere, portando avanti iniziative di legge come: ”la tassa sul pene”, l’ idea di dare ai neonati nomi neutri, l’eliminazione degli orinatoi sospesi nei bagni delle università( l’ uomo in piedi si impone su chi fa la pipì seduto). Tutto in un contesto dove la parità salariale è praticamente raggiunta, la metà dei legislatori è donna e dove circolano leggi come quella sulla prostituzione dove è solo l’uomo a pagare in quanto “la prostituzione è una violenza dell’ uomo contro la donna”.
In questo quadro si inserisce la normativa sullo stupro: capitolo 6 del codice penale sezione 1 e 2.
Ed è su questo che fa perno l’accusa di stupro, secondo un’interpretazione della legge svedese contenuta nella prima e seconda sezione del Capitolo 6 del Codice Penale: qui è contemplato tra i reati di stupro qualsiasi atto di costrizione legato al sesso, punibile con il carcere fino a due anni per le circostanze meno gravi. Nel caso Assange-Wilèn l’interpretazione della legge svedese viene chiamata “Sex by surprise”, sesso a sorpresa, poiché il secondo rapporto sessuale è stato avviato mentre la donna era ancora assopita. Questa legge in materia di stupro, per le sue ripetute interpretazioni estensive, sembra rivestire un ruolo importante nel determinare il gran numero di denunce di questo reato in Svezia.

8) Le accusatrici: Anna Ardin e Sofia Willen.
Anna Ardin, svedese, femminista e cristiana si laurea all’ Università di Upsala con una tesi sulla controrivoluzione cubana:” The Cuban multyparty sistem- Is the democratic alternative really democratic and an alternative after the Castro regime?”. Come lei stessa scrive in fondo alla sua tesi si è recata a Cuba per interrogare le persone che cita alla fine. In” Criticism of sources punto 4.3” dice di avere dei contatti con dei dissidenti del regime. Tra le persone intervistate c’è Alexis Gainza Solenzal , cubano ma residente in Svezia dove dirige “Miscelaneas de Cuba”, un giornale anti-castrista dove la Ardin ha pubblicato 2 articoli ( “Cuba ha bisogno di una nuova politica”, “Cosa succede quando muore Castro?”). Secondo vari analisti tra cui Michael Seltzer, un professore di Oslo, Gainza sarebbe legato all’ Unione Liberale Cubana di Carlos Alberto Montaner. Carlos Alberto Montaner, come Wikipedia ricorda, ammise di essere stato aiutato dalla CIA a scappare dall’ Avana, dove era stato arrestato per possesso di ordigni incendiari in casa.
Gainza, secondo il giornale del regime comunista cubano “Granma”, sarebbe anche in contatto con la società tedesca per i diritti umani IGFM, di cui l’ attuale Presidente, Martin Lessenthine, collabora strettamente con il Partito Golpista Venezuelano Primero Justicia, del terrorista Alejandro Pena Esclusa.
Si conosce, invece, molto poco della seconda accusatrice, Sofia Wilen, 26 anni. Alcuni la definiscono un’autentica groupie, come le ragazze che vanno dietro alle rock star per avere rapporti con loro. Con Assange si sarebbe comportata allo stesso modo. La Wilen fidanzata con un artista americano, Seth Benson, è amica della Ardin. E’ stata la prima delle due ad accusare Assange. Ma di lei si sa poco altro.

9)  CUBA – VENEZUELA – ECUADOR- ALBA – UNASUD
A confermare la tesi politica dell’ arresto di Assange contribuisce il fatto che l’ Ecuador si fosse offerto disponibile a proteggere il fondatore di Wikileaks sin dal primo momento in cui comparvero nel 2010 i primi documenti sugli USA, nel caso in cui questi avessero agito direttamente contro WikiLeaks e contro il suo fondatore. E questo può apparire singolare, dato che Rafael Correa non è un presidente che abbia particolarmente a cuore la libertà di stampa.  Il governo di Correa, infatti, si sta muovendo con decisione per mettere sotto controllo i giornali e le televisioni: 3 giornalisti di El Universo rischiano la prigione per un editoriale contro il leader populista; il giornale più antico del Paese rischia di chiudere; Correa ha proposto (e vinto) un referendum per limitare i poteri di inchiesta della stampa. Con le parole di José Manuel Vivando, direttore di ” Human Rights Watch per le Americhe”, si può dire che «la libertà di espressione a Quito è sotto assedio».
Ma l’ Ecuador è membro dell’ Alleanza Bolivariana per le Americhe ( ALBA), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba in alternativa all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), voluta dagli Stati Uniti. Di Anna Ardin abbiamo appena letto dei legami tra lei, Alexis Gainza e Carlos Alberto Montaner e di come i tre siano legati a organizzazioni che mirano a destituire i regimi di Chavez e Castro. E’ possibile che i leader di entrambi i paesi, oramai a fine corsa e con problemi di salute, abbiano deciso di non esporsi in prima persona per proteggere il fondatore di Wikileaks. Il presidente Correa, invece, leader carismatico con un master in economia negli USA, è decisamente più indicato per combattere questa battaglia politica, soprattutto se il terreno dove si combatte è quello mediatico. Il tutto farebbe pensare che Correa coltivi l’ambizione di diventare leader della sinistra socialista sudamericana.

10) USA
Gli USA “colpiti” dalla pubblicazione dell’Afghan War Logs, gli Iraq War Logs, i cablo e i documenti di Guantanamo potrebbero ricorrere ad una legge che ricorda i provvedimenti del governo di Hitler all’indomani dell’incendio del Reichstag.
Questa legge è  il Patrioct Act, introdotto il 23 ottobre 2001 a poche settimane dal crollo delle Twin Towers, che attribuisce all’Attorney General che è un politico membro del gabinetto, equivalente grosso modo al Ministro della Giustizia, poteri di portata eccezionale tra i quali la facoltà di trattenere qualunque straniero da questi classificato come sospetto terrorista. Questa legge prevede, infatti, che gli stranieri sospettati di terrorismo possano essere incarcerati ogniqualvolta l’Attorney General ritenga sussistere ragionevoli dubbi su un coinvolgimento degli stessi in attività che mettano a repentaglio la sicurezza nazionale o che siano «inadmissible or deportable on grounds of terrorism, espionage, sabotage or sedition». Di conseguenza, tutti gli individui identificati dal procuratore generale come «suspected terrorists» rischiano la detenzione a tempo indeterminato. La questione è che la definizione di attività terrorista è molto ampia e ha contorni poco definiti. Inoltre il Patriot Act consente al governo di condurre segretamente indagini invasive, che prevedono l’ingresso nelle abitazioni private o nelle aziende per perquisizioni senza mandato e senza informare il legittimo proprietario. Gli agenti posso richiedere nominativi e indirizzi di cittadini ai librai e le ricerche possono estendersi agli ambulatori medici, alle banche e altri istituti, come le biblioteche, che, prima, erano per legge escluse dalla portata delle indagini. Gli agenti federali sono autorizzati all’impiego di apparecchiature nascoste allo scopo di intercettare telefonate o e-mail di persone anche non sospettate. Al FBI è persino consentito l’impiego della tecnologia detta “Lanterna Magica”  che permette di registrare non solo i siti web visitati, ma anche ogni singola battura sulla tastiera.
Gli agenti del governo sono autorizzati a fermare e trattenere individui “sospettati” di attività terroristica indefinitamente e senza consulenza legale ( si veda il caso Bradley Manning).

                                                                                                                                                                                                                                                    Antonio Pavoni

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2 thoughts on “10 punti sulla vicenda Assange

  1. L’esattezza cronologica dei fatti e la minuziosa ricerca dei particolari rendono l’articolo davvero interessante e suscitano una piacevole lettura man mano che si procede con l’esposizione dei punti . COMPLIMENTI

  2. Argomento interessante che invia a una questione di rilevante importanza : cosa e quanto i cittadini possono conoscere di dossier “segreti” come quelli relativi alla guerra in Afghanistan? Il confine giuridico su questa tematica non è netto. Relativamente all’articolo esso è esposto in maniera chiara e concisa, complimenti davvero!!

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