Capitalismo in 18 minuti

‎18 minuti. 1060 secondi. Forse penserete che sia stato il tempo necessario per scrivere questo articolo. No, vi assicuro. Molti di più. Forse penserete che sia l’introduzione di una ricetta culinaria oppure controllerete l’orologio per capire cosa stia per succedere. Niente di tutto ciò. E’ semplicemente quello di cui avete bisogno in Estonia per diventare imprenditori.
Differenze con l’Italia?
E’ notizia recente che, per tre riunioni durate in media 18 minuti nei primi 5 mesi del 2012, nove deputati componenti la “Commissione per la qualità della legislazione” (che, poi, a cosa serve?) istituita dalla Regione Sicilia per occuparsi di “esprimere parere sulla qualità di testi legislativi con riguardo alla loro omogeneità, alla semplicità, chiarezza e proprietà della loro formulazione” hanno ricevuto un compenso di 3000 euro.
Qualcuno crede che 18 minuti non siano un tempo necessario per far cambiare le proprie sorti? Provate a chiedere all’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, protagonista di uno dei più grandi scandali politici della storia americana, quanto furono fatali per la sua presidenza i “18 minuti e mezzo mancanti” dello scandalo “Watergate”.
E quindi, tralasciando scandali vari, di cui siamo fedeli portabandiera, possiamo sostenere che la mancanza italica di questo minutaggio starting business, inserita in un contesto eccessivamente burocratico e regolamentato, sia la prova di una strategia di business complessivamente non adeguata con le esigenze e le necessità degli entrepreneurs?
E’ una questione politico-economica molto aperta, in cui si inserisce la recente richiesta di Marchionne di pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, volte a recuperare competitività internazionale e a rafforzare la base industriale del paese.
A questa domanda risponde il rapporto “Doing Business in a transparent world 2012” a cura del centro ricerche della Banca mondiale. Vengono valutati l’assetto legislativo e i regolamenti riguardanti le imprese domestiche in termini di procedure, tempi e costi necessari per gli adempimenti amministrativi, considerando i seguenti parametri:
– Starting a business,
– Dealing with construction permits,
– Getting electricity,
– Registering property,
– Getting Credit,
– Protecting Investors,
– Trading across borders,
– Enforcing contracts,
– Resolving Insolvency.
Non c’è quindi da meravigliarsi circa l’87esimo posto italiano, con 158° e 134° posto rispettivamente in materia di esecuzione dei contratti e adempimenti fiscali, in una graduatoria di 183 paesi che ci vede dietro Brunei, Zambia, Bahamas e Mongolia.
Se si guarda in complesso il 24° dell’Estonia, si capisce come quei 18 minuti necessari per intraprendere un’iniziativa imprenditoriale siano un segnale importante di come la sovietizzazione degli aspetti socio-economici sia solo un lontano ricordo e di come l’Estonia rappresenti oggigiorno un ambiente fortemente incentivante per la creazione di impresa e per la sua sopravvivenza. Non solo per una burocrazia che si sbriciola d’innanzi all’avanzare del progresso e dell’innovazione tecnologica e per gli intensi rapporti con i vicini nordici high-tech ma anche grazie alla presenza di una “tax flat”, ideata da Milton Friedman in “Capitalism and Freedom”. La flat tax costituisce un sistema fiscale non progressivo contraddistinto da un’aliquota unica, che assicura vantaggi in termini di semplicità per i cittadini e per lo Stato e incentiva il lavoro, stimolandone l’offerta e attraendo capitali esteri.
Quale stimolo della domanda e aumento della spesa pubblica! La crescita estone viene, infatti, condita da una politica di rigore che ha dapprima risanato l’economia estone e, in seguito, lasciato ampie libertà alla sfera individuale. La cultura imprenditoriale, influenzata dall’esperienza di successo di Skype, ideato a Tallinn nel 2003, fa dell’Estonia un’unica grande start-up, rendendola la Silicon Valley del Mar Baltico.
Proprio qui, in quel territorio appartenente un tempo all’Unione Sovietica, adesso sorgono aule universitarie intitolate a Milton Friedman. Noi ci accontentiamo di un “N16”.

                                                                                                                                                                                                                                                     Luca Guadagni

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