Un gorgo chiamato INPS

Nei concitati giorni che seguirono la nomina di Mario Monti a primo ministro lo scorso Novembre, il Governo aveva identificato il sistema pensionistico italiano come una delle aree che più urgentemente necessitavano di un’intervento. Mentre le lacrime della Fornero finivano su tutti i giornali, pochi si erano accorti che la riforma del sistema pensionistico italiano non prevedeva solo una bella sforbiciata alle pensioni ma anche un consolidamento ulteriore delle varie casse.

Operazione, tra l’altro, da manuale italico: una cassa indipendente di una qualche professione viene malgestita per anni e accumula degli squilibri economici molto gravi. Non volendo rinunciare ai diritti pensionistici acquisiti e non volendo aumentare i contributi a carico di chi lavora, l’unica soluzione e’ farsi assorbire dall’INPS. Ecco quindi che interviene il salvataggio dell’Istituto che si accolla le passività in eccesso.

Nulla di nuovo sotto il sole, direte voi. Ebbene di nuovo ci sono due sconcertanti aspetti:

1. Stavolta si tratta dell’INPDAP, ovvero del mega-ente dei dipendenti pubblici. Parte del passivo e’ ascrivibile a “inaspettate” (secondo loro) dinamiche demografiche ma parte del passivo e’ invece ascrivibile, udite udite, al mancato versamento da parte della Pubblica Amministrazione dei contributi previdenziali! Stiamo parlando di parti della Pubblica Amministrazione che non hanno versato contributi previdenziali obbligatori! Per anni!

2. La magnitudine delle cifre coinvolte e’ spaventosa. Nel 2011, l’INPS aveva un patrimonio netto di 41 miliardi di euro. Il buco dell’INPDAP ammontava, all’epoca della fusione, a 10 miliardi. Gia’ solo per effetto dell’accorpamento dei due stati patrimoniali, il patrimonio netto dell’INPS sarebbe sceso a 31 miliardi. Ma non e’ finita qui: nel corso del 2012, per “inaspettate” (sempre secondo loro) dinamiche del PIL, il nuovo ente ha registrato una perdita di 9 miliardi di euro! A fine 2011, quindi, l’INPS avra’ un patrimonio netto di 22 miliardi (in realta’, la fusione con un’altra piccola cassa portera’ quasi 3 miliardi nell’INPS facendo chiudere a 25 miliardi). Ridendo e scherzando, parliamo di una perdita di patrimonio netto di 19 miliardi in un solo anno (grossomodo -50%).

Quanto riuscira’ l’INPS a resistere in uno scenario pessimistico? L’Italia non cresce da 15 anni; riuscira’ l’INPS a reggere altri 15 anni di crescita zero e con una popolazione in invecchiamento costante? I miseri 22 miliardi rimasti a patrimonio netto saranno davvero 22 miliardi o forse sono, ad esempio, immobili ancora iscritti al loro prezzo di acquisto, prima che la crisi facesse scendere i corsi immobiliari?
Chiudiamo con una riflessione seria e una risata.

La riflessione seria non puo’ che riguardare il problema delle “unfunded liabilities”, ovvero di tutte quel debito “fantasma” che un paese non e’ obbligato, per regole contabili, a riconoscere come tale ma che, prima o poi, deve essere onorato. Insomma le unfunded liabilities vanno funded prima o poi. Quanto altro debito “fantasma” c’e’ in Italia? Il SSN, ad esempio, e’ sufficientemente “funded”? La galassia di municipalizzate locali nasconde qualche sorpresa?

Concludiamo con una dichiarazione di Antonio Mastrapasqua, presidente dell’INPS, del Luglio 2005: “Oggi – e lo hanno certificato organismi come l’Ocse, la Commissione europea e Bankitalia – siamo diventati il miglior sistema previdenziale in Europa.”

                                                                                                                                                                                                                            Gabriele Giovanni Vecchio

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