Accordo Google-editori: un pericolo per la concorrenza

Cito: “dopo tre mesi di negoziati la Francia e Google hanno concluso un accordo che riconosce agli editori della stampa francese il diritto di essere pagati per i contenuti indicizzati dal motore di ricerca. il colosso di Mountain View si impegna a versare 60 milioni a un fondo che finanzierà progetti in grado di aiutare la transizione della stampa verso il digitale; seconda e non meno importante parte dell’accordo, Google diventa il partner privilegiato degli editori tradizionali per il loro passaggio all’online, fornendo «strumenti tecnici, ingegneri e competenza» soprattutto nel campo della raccolta pubblicitaria.” (Corriere della Sera, 2 Febbraio 2013)

Hollande, grande sponsor dell’accordo, sostiene che si tratta di un evento “di portata mondiale”. Non ha torto, ma cio’ e’ tutto meno che una buona notizia.

Finora, Google ha ottenuto ricavi indicizzando contenuti prodotti da altri, il che e’ assolutamente normale per un motore di ricerca, che non ha motivo di produrne di propri. La base dell’accordo, oggi, e’ che Google debba remunerare i grandi giornali per i contenuti che vengono indicizzati. Primo indizio: i grandi giornali. Quindi non tutti i produttori di contenuti, ma solo quelli grandi e connessi con la politica. Se possibile, questo e’ un primo elemento che piace poco.

C’e’ un elemento ancora piu’ grave, pero’. La logica colbertiana-corporativista di Hollande e’ incapace di cogliere gli effetti dinamici di una configurazione come quella che ha incoraggiato. Oggi, dicono i sostenitori dell’accordo, Mountain View spende 60 milioni di euro a fronte di un fatturato di 50 miliardi: briciole. E’ vero, ma e’ vero perche’ oggi Google e’ sostanzialmente un gigantesco monopolista. Un piccolo obolo, oggi, e’ un prezzo che l’azienda e’ disposta a pagare – temo – in ogni Paese che lo richieda.

Ma c’e’ un ma. Finora, il monopolio di Google ha retto in assenza di barriere anti-concorrenziali di tipo legislativo. Si e’ aggiudicato il mercato sbaragliando gli altri concorrenti, e ci vorra’ un enorme sforzo per contenderglielo. Questo, finche’ si rimane all’interno di una logica di pura concorrenza, e’ il giusto e normale esito di una lotta PER il mercato NEL mercato. L’accordo col governo francese, invece, rischia di imporre ad ogni motore di ricerca il pagamento di questo tipo di balzelli. Che per Google sono un’inezia, un costo operativo trascurabile. Ma e’ un costo che, anche qualora diventasse significativo per Google, sicuramente sarebbe un ostacolo insormontabile per qualunque entrante nel mercato.

E’ una legge eterna del crony capitalism: si fanno leggi che di fatto rinforzano il monopolio, creando extra-profitti che la politica redistribuisce ai gruppi d’interesse a lei piu’ vicini – in questo caso, la stampa cartacea, notoriamente piu’ sensibile alle urgenze del potere politico. Il tutto in un clima di plauso generale, veicolato dalla stessa stampa beneficiaria dell’accordo, perche’ la politica “si dimostra sensibile alle esigenze del mondo della cultura e dell’informazione di qualita’”.

Desolante.

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Luca Mazzone

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