Liberalismo e Cattolicesimo nel 2013.

La nomina di Jorge Mario Bergoglio, un gesuita argentino di origini piemontesi, come 266esimo Papa é appena avvenuta e giá c’é chi scava nel suo passato e si domanda che tipo di pontificato sará quello di Papa Francesco. Anche noi liberali ci interroghiamo su quanta vicinanza possa avere il nuovo Papa alle nostre idee.

Non voglio qua ricordare gli illustri contributi che i filosofi e i teologi cattolici hanno apportato al pensiero economico moderno e al pensiero liberale: sarebbero troppi da elencare e non riuscirei in poche righe a rendere loro giustizia. Quello che mi preme é valutare se esiste ad oggi la possibilitá di avere una “sponda” nel mondo cattolico che aiuti i pochi liberali italiani nella loro strenua battaglia contro il dominante pensiero statalista.

Papa_ChiaviMi pare che ad oggi questa possibilitá non esista. Mi pare che la maggioranza dei cattolici, come la maggioranza della popolazione italiana, si sia oramai allineata col mainstream ideologico che vuole vedere nelle politiche liberiste la causa prima di disuguaglianza e povertá. Lo stesso Bergoglio pare abbia criticato piú volte il libero mercato come causa di povertá e disuguaglianza tra gli argentini. Come mai i cattolici hanno perso di vista la tradizionale impostazione liberale che li ha quasi sempre caratterizzato in favore di un pauperismo cattocomunista terzomondista da strapazzo?

Voglio rispondere a questa domanda citando un passaggio di Legge, Legislazione e Libertá di F.A. Hayek sul concetto di “giustizia sociale”. Qua Hayek argomenta come il concetto di giustizia sociale sia estraneo a quello di un’ordine basato sul mercato in quanto richiede necessariamente l’intervento ordinatore di un’autoritá coercitiva, che sposti risorse dalla loro naturale allocazione a quella richiesta dal concetto di “giustizia sociale”.

« Tale espressione poté esercitare quest’effetto poiché fu presa ai socialisti non soltanto da altri movimenti politici ma anche dalla maggior parte dei predicatori di moralitá. In particolare essa sembra essere stata adottata da gran parte del clero di tutte le chiese cristiane, il quale, perdendo sempre di piú la propria fede nella rivelazione divina, sembra aver cercato rifugio e consolazione in una nuova religione “sociale” che sostituisce una promessa di giustizia temporale a una divina. Cosí, il clero spera di poter continuare a fare del bene. Specialmente la chiesa cattolica romana ha reso parte integrante della sua dottrina ufficiale la “giustizia sociale”; ma i ministri delle altre confessioni cristiane paiono gareggiare fra loro con tali offerte di fini piú mondani – i quali sembrano anche procurare il fondamento principale a rinnovati sforzi ecumenici.»

L’errore alla base dei cattolici moderni pare l’essere diventati “impazienti” e pretendere una giustizia terrena senza aspettare quella divina. “Gli ultimi saranno i primi” diventa quindi una proposta di policy terrena e non piú, come dovrebbe essere, una promessa di giustizia eterna da realizzarsi nel Regno dei Cieli. Alla base di questo cambio di aspettative c’é sicuramente, come dice Hayek, una certa perdita di fede nella rivelazione divina. Esiste peró anche una questione piú ampia di fallimento da parte del clero di comprensione dei processi di globalizzazione e del pensiero economico moderno: solo cosí si puó spiegare il motive per cui, a fronte della perdita della fede, ci si rifugia in teorie che non hanno nessun fondamento.

Nella battaglia per una societá piú libera, e’ lecito quindi aspettarsi pochi aiuti dal fronte cattolico. Bisogna semmai cercare di dare una mano a quanti lottano all’interno del mondo cattolico contro i vari Padre Zanotelli e Don Gallo, cercando di far prevalere il buonsenso contro il delirio ideologico che tanto va di moda in questi anni. Qualche spiraglio é esistito ed esiste: Antonio Rosmini, sacerdote e pensatore liberale, é stato beatificato nel 2007. L’Acton Institute, invece, opera negli Stati Uniti e nel mondo per diffondere i valori di un cattolicesimo autenticamente liberale.

Concludo citando per intero la famosa parabola dei lavoratori della vigna, lasciando all’attento lettore il compito di stabilire se l’uguaglianza di cui parla Gesú venga raggiunta attraverso la libera contrattazione tra privati cittadini o attraverso un’autoritá centrale che redistribuisce reddito secondo le credenze della “giustizia sociale”.

« Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi »   (Matteo 20,1-16)

 

Giovanni Gabriele Vecchio

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