Se l’Italia è la metafora della Concordia

Cruise Ship Costa Concordia Runs Aground Off Giglio

Già a qualche ora dalla extra-ordinaria operazione di raddrizzamento della Costa Concordia, si sono sprecati i toni melensi propri di quella retorica un po’ paraculo di chi spera di guadagnarsi una bella figura su un fatto nazionale senza avere in realtà alcunché da dire. Emblematico il divertente e (non tanto) latente insulto di Mentana a Saviano  (http://realityshow.blogosfere.it/2013/09/enrico-mentana-da-del-gonzo-a-roberto-saviano-quel-piccolo-equivoco-su-facebook.html) che è rimbalzato da un profilo all’altro di Facebook. Eravamo destinati al fatto che qualcuno avrebbe avuto da paragonare il disincaglio della nave dagli scogli a quello dell’Italia dalla crisi politica ed economica, cercando di farsi poeti con toni che pretendono di ricordare la “nave senza nocchiere” di Dante. Ma, forse, è proprio questa la famigerata e ricercata “metafora dell’Italia”. Sì, perché si è proceduto, come sempre, a prendere una circostanza di per sé positiva come festeggiamento da opporre a tutti quelle cose che avremmo da correggere, dimenticando spesso che, come in questo caso, l’avvenimento positivo stesso è solo l’aggiustamento di un errore passato. Una di quelle frasi insignificanti come “che ce frega del debito pubblico, abbiamo la miglior cucina al mondo”, “come si permettono i Tedeschi di esigere correttezza, tanto noi li battiamo a calcio”, “non possiamo permettere tagli alla cultura: anche se non facciamo un film decente da decenni, siamo la patria di Fellini”.

Il bilancio, rispetto a venti mesi fa, è ancora quello di trentadue morti e due dispersi; di qualcuno, come il comandante De Falco, che è diventato eroe nazionale per aver fatto la voce grossa a telecamere accese contro un incompetente; di aver trovato un capro espiatorio specifico per una situazione che è patologicamente e generalmente sbagliata: Schettino ha avuto la sfortuna (e la colpa, ovviamente) di sbagliare un’operazione di per se stessa rischiosa ed inutile, quale l’avvicinamento all’isola del Giglio, sempre effettuata in precedenza proprio perché fino ad allora era sempre andata fortunatamente bene. Venti mesi dopo ci si è dimenticati dell’errore che ha portato oggi all’operazione di salvataggio, e quella che è stata un’operazione di risanamento è diventata, come è stata definita, un “motivo di orgoglio nazionale”. Insomma, poco importa che per anni si sia sbagliato rischiando inutilmente e che quindi una volta, come era inevitabile, sia successo il disastro: quel che conta è che oggi si festeggi, quasi che i due eventi (incaglio e disincaglio) siano totalmente slegati. Per tornare alla metafora dell’Italia, poco importa che si sia sempre tollerata una situazione in cui la politica parassitaria sia stata commista alla grande impresa, anche bancaria, come l’emblematico caso di MPS; poco importa che sia inevitabilmente successo che MPS sia stata a un passo dal default, salvata grazie ai contributi di tutti; l’importante è festeggiare per la gloriosa nuova gestione, che sicuramente cambierà le cose, fingendo di non vedere che il controllo è sempre della fondazione.

C’è però una cosa su cui non si può proprio fare la metafora: i quattrocento-seicento milioni che costerà l’operazione li pagherà la stessa Costa Crociere, come accade ogni volta in cui un’impresa non (para)statale sbaglia. Le operazioni di salvataggio e raddrizzamento dell’Italia, invece, sono sempre a carico di una sola e sempre solita parte della collettività.

Andrea Inversini

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