La posizione del Volontarista

All’inizio degli anni Novanta Leslie Nielsen concludeva la trilogia di Una Pallottola Spuntata rovinando una notte degli Oscar dove tra le nomination come miglior film figurava un musical su Madre Teresa di Calcutta: fu ritenuta una scena di pessimo gusto; col senno di poi, principalmente perché, dietro lo sfottò a una suora che dedica la propria vita agli indigenti, nemmeno gli sceneggiatori avrebbero potuto offrire una spiegazione razionale del loro umorismo, se non in una blasfemia un po’ da bulli. Qualche anno dopo Cristopher Hitchens viene, per così dire, in loro aiuto con un pamphlet dal titolo infelice ma efficace: The Missionary Position; una polemica sul ricettacolo di attori, cantanti e principesse in fase terminale di bovarismo che, correva l’anno, scalpitavano per posizionarsi accanto alla futura beata. Mi dispiace davvero che nel fuoco incrociato di un fastidio soltanto abbozzato ci finì una persona che, come disse giustamente qualcuno, vivendo nell’insegnamento di Cristo, non aveva nemmeno la possibilità di ribattere a certe polemiche non potendo concepirle.

Epperò, rimaniamo tra i mortali. Nel 2013 comprendiamo chiaramente quello che per una commedia demenziale e un intellettuale sulla via dei neo – con era soltanto una croce rossa su cui sparare: l’avanzare di un pauperismo che segnala skills in chi lo pratica; essere così audaci negli strati più superficiali della nostra coscienza da non dire praticamente niente; l’affermare banalità per stimolare sensi di colpa. Il volontarismo, insomma: il lato piccolo borghese e meschino del Cattolicesimo emancipato dal Cattolicesimo stesso, e soprattutto dalla piccola borghesia.

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Ogni epoca ha il suo eskimo, e se quarant’anni fa bastava indossarlo con la stessa facilità con cui si va ad un aperitivo il venerdì pomeriggio per fare la lotta di classe, adesso lo si indossa per sintonizzarci sulle frequenze di Repubblica, del Santo Padre Francesco, e nei corridoi dedicati di chi detta la linea, sperando un giorno di potervi avere una stanza.

Nella mitologia americana si racconta ormai che, accanto al SAT, la vendita della limonata, e la medaglia alla gara di biologia ormai serva anche un periodo di volontariato per accedere a un’Ivy. Del resto, cos’è  The OC se non la parabola di un intero nucleo familiare di volontari? o Una mamma per amica se non la storia di una profumata cheerleader che sogna Yale e tra le mille attività extracurriculari offre aiuto a destra e a manca?

Non sappiamo se anche l’Italia importerà questi criteri; nel caso, siamo abbastanza sicuri che indossare l’eskimo sarà abbastanza comodo. Insomma, non dovremo più sacrificare il nome di Madre Teresa, e delle migliaia di persone che il venerdì distribuiscono pasti caldi: nella folta mappa degli aperitivi milanesi non esiste pericolo di gaffe.

Lidia Fusaro

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