L’IDS: L’Idiot…pardon l’Intellettuale di Sinistra

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Nel 1992 “scende in campo” Silvio Berlusconi. Dal 1992 l’Intellettuale di Sinistra (IDS) vive un periodo di ascesa.
Filosofia di vita. La barba deve rimanere lunga. Preferisce l’osteria e la bionda media, rispetto ad un bar trendy in una via del centro. È di destra, dai, anche se all’osteria la birra fa schifo e il tuo vicino di tavolo è uno scarafaggio. Decide di rimanere tenacemente aggrappato ai “grandi” ideali sessantottini. Rimane immerso tra la Critica alla Ragion Pratica kantiano e il Capitale di Marx. Scrive solo lettere ad Augias. Il blog è di destra. Parla francese. L’inglese è la lingua del business, quindi di destra. A meno che, ovviamente, l’inglese non serva per spiegare al turista o ad un amico straniero quello che succede in Italia, cosa fa Berlusconi e cosa fanno i suoi ospiti. Oppure per cercare di convincerti che il conflict of interests è il main problem dell’Italia. Il moralismo berlingueriano è la sua forma mentis. A tutti gli effetti, infatti, l’IDS nasce quando Berlinguer decide che la strategia per vincere le elezioni del ‘77 è quella di accusare la DC di corruzione, evasione, clientelismo, incapacità nella gestione della res publica e chi più ne ha più ne metta. Partecipa sempre alle riunioni di condominio. Ma le mette sempre sul piano politico e così ogni volta si fa salire la pressione e si ripete di non andarci più, ma invano. Compra tutti i giornali, si promette di leggerli, ma non lo fa mai. A meno che non gli venga segnalato qualche articolo o lettera che gli dia un supporto nella prosecuzione della sua missione moralizzatrice.
Lavoro e scuola. Ama fare le file all’INPS e al sindacato. Anzi, è meglio se è quello dietro alla scrivania all’INPS. È quello che crede fortemente sia alla meritocrazia, sia alla burocrazia. Meritocrazia, se però magari ha una raccomandazione per il test d’ingresso del figlio è meglio. È convinto che si debba tagliare la spesa pubblica, ma solo se non riguarda magari il coniuge, che, assicura, è il migliore impiegato comunale del circondario. I figli devono andare sempre a catechismo e la domenica la messa è un obbligo (ma la sinistra non era atea e mangiapreti?). La scuola deve rimanere pubblica. La scuola privata può esistere ma a costo zero per lo Stato. Pazienza poi se non ci sono abbastanza scuole per accogliere tutti quelli che dovrebbero usufruirne. È quello che l’istigazione alla violenza delle nuove BR è un gesto “deprecabile, ma comprensibile”.
Interessi e tempo libero. Ha la discografia completa di De André e tutte le interviste di Travaglio e Saviano. Rigorosamente in VHS. Fermo difensore della tv in bianco e nero, del film muto, della musica classica. Possibilmente di qualche paese che esiste solo sulla tavola del Risiko. Le spiagge della Romagna (terra madre dell’IDS), fatte di Mojito, bikini, Papeete e Pineta, sono diseducative, volgari e, in definitiva, di destra. È rimasto al 386, tutto quello che viene dopo è puro consumismo. Odia la macchina, i SUV in primis: sono di destra. Vuole la pista ciclabile, anche dove la strada non c’è, perché è segno di civiltà. Alla festa del PD assiste a tutti i dibattiti, ma dopo mezz’ora o si arrabbia alla maniera di Cacciari e se ne va, oppure gli cala la palpebra e si appoggia a quello di fianco. Alla partita di calcio, si porta qualche libro da leggere, perché non sopporta di stare in mezzo a dei rozzi incivili calciofili. A meno che non ci sia qualcuno che commette la leggerezza di intavolare una discussione vagamente politica. Lì l’IDS non può non intervenire.
I nemici – L’uomo/elettore medio. L’IDS prova un fortissimo ribrezzo verso l’elettore medio, quello che vota contandosi i soldi in tasca e crede alle promesse di chi urla di più in campagna elettorale. Semplicemente ne compatisce passivamente l’ignoranza e ne trae conferma della sua superiorità. Dà la colpa ai mali dell’Italia a chi vota con il portafoglio e non con il cervello. A meno che non gli serva elemosinare qualche voto. Allora si mostra interessatissimo ai suoi discorsi, cerca di convincerlo a cambiare idea, scende al suo livello (perdendo per mancanza di esperienza) pur di raccimolare un voto.
I nemici – Mediaset. Nel ’93 nasce Mediaset e l’IDS rimane scottato dalla tv molto più pop e meno profonda in onda sui canali 4, 5 e 6 (di destra il fatto che esistano canali oltre il 3). Quindi è costretto ad affrontare una realtà totalmente fuori dalla sua ottica. Praticamente il suo nemico, l’elettore medio, non solo esiste, ma ha anche ben tre canali televisivi. Così si sente disorientato. Progressivamente si distacca dalla vita reale. Da questo isolamento trae la forza per proseguire nel proprio distaccamento dalla realtà banale e immorale che contraddistingue la società contemporanea, impersonata dall’elettore medio. Infatti si può osservare che il numero di IDS sono particolarmente esigui.
L’IDS e l’EDS. Si può notare che l’IDS esercita un fascino sull’elettore medio di sinistra, quello che non ci vuole nemmeno parlare con il suddetto elettore medio. L’old style ha quindi un certo appeal (ma non ditelo in questi termini: è di destra). L’elettore di sinistra (EDS) non ha la stessa raffinatezza culturale dell’IDS, così è costretto a trovare altri appigli per manifestare la propria indignazione per il mondo moderno. Non sopporta tutto quello che è associabile anche lontanamente alla parola “profitto”. Legge assiduamente Scalfari, pur non capendoci nulla degli astrusi ragionamenti e aggrovigliamenti dei suoi discorsi. Rimpiange l’IRI e la bocciofila. L’occasione più ghiotta di farsi sentire è quando il ricco imprenditore brianzolo (la Brianza, come quest’ultimo, è di destra, ma stavolta veramente) diventa anche avversario alle elezioni. Memore dell’esperienza moralista di Berlinguer, per decenni, al posto di altri contenuti, accusa l’avversario di evasione, corruzione e tutto quello già detto nel ’77. Il problema è che poi l’EDS vede proiettato se stesso nella figura dell’IDS e l’IDS si sente appoggiato dal basso dai vari EDS, in un circolo che si autoalimenta. Entrambi, in coro, si lamentano della decadenza della politica nostrana. Ma la colpa è della tv commerciale, di destra e berlusconiana. Non dall’aridità contenutistica ereditata dal ‘77.
La Apple? Un frutto. L’iPhone? Un nuovo modo strumento per asciugarsi i capelli.

Filippo Santi

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