Se bullismo fa rima con buonismo

È arrivata la fine di febbraio. E come ad ogni febbraio c’è il carnevale, le prime classi vanno in gita, c’è un rimpasto di governo, l’effetto del vaccino di novembre scade e il primo caldo ci fotte, procurandoci febbre e peste e corna, le giornate si allungano; ma più di tutto ci sono i telegiornali che parlano del “fenomeno bullismo”. Ne parlano, ritmicamente, senza mai sbagliare il colpo, ogni sei mesi: a settembre, quando inizia la scuola; a febbraio, quando il secondo semestre è ormai avviato.

Dopo la dieta mediterranea, dopo il caso Cogne di turno, dopo la moda giovanile online che miete più vittime del colera, dopo il ribrezzo per qualche forte gesto antianimalista, i giornalisti esausti devono tirare fuori il vecchio asso-piglia-tutto, e cioè il “fenomeno bullismo“.

Gattopardianamente, se ne parla sempre per non cambiare mai un cazzo. È da quando ero un ragazzino delle medie (e mi difendevo dai bulli solo perché ero lo stronzo che li denunciava ai professori) che sento ininterrottamente parlare del “fenomeno bullismo”, quasi fosse ogni volta una novità, quasi fosse perennemente un fenomeno cui occorre rassegnarsi.

In Italia, si sa, piacciono i bulli. Califano una volta disse: “Alle ragazzine piace il bullo, e alle donne più mature piace il capo”, e l’Italia è la  ragazzina par excellence. All’Italia non piace il potere, piace il sopruso di potere, e infatti la nostra storia politica è una storia di soprusi politici. Piacciono i soprusi, i bulli, perché finché le cose vanno bene si tollerano, e quando vanno male si può sempre dire che “erano sbagliate a priori”, e togliersi così dall’impiccio di non aver mai fatto nulla per evitarli. Piacciono perché se ne può mostrare costernazione, senza dovervi però trovare una soluzione. Piacciono perché offrono la scusa di lamentarsi, la quale sostituisce la scusa di risolvere le cose, e verso bulli di scuola e bulli di Stato ci si comporta allo stesso modo.

È da quando ero un ragazzino delle medie che sento ininterrottamente parlare del “fenomeno bullismo” e sento dire che è importante non far parte della massa che legittima il sopruso fuori dalla legalità, salvo poi vedere che gli addetti alla legalità sono i primi a tutelare il sopruso; che è importante condannarne il comportamento morale, salvo poi aggiungere che “se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”, e che a ben vedere il vero colpevole è la vittima, che ha messo il bullo in condizione tale da non poter agire se non tramite un sopruso; che bisogna difendere la vittima, salvo poi aggiungere che bisogna tutelare entrambi.

Ovviamente è da quando ero un ragazzino delle medie che tutto questo non ha portato a un cazzo, e anzi se possibile il “fenomeno bullismo” è aumentato, o almeno è rimasto invariato.

Perché, come detto prima, l’Italia è una ragazzina che vive di scuse, e non vuole risolvere i problemi, e anzi approfitta dei problemi per far vedere quanto sia brava, buona, comprensiva, una che si ricorda sempre che “giudicare è sbagliato”, e sotto questo paradigma ha creato una Giustizia che è sbagliata. Un comportamento egoista, perché mette la propria immagine di “persona buona” davanti al danno ingiusto subito dalla vittima. Nelle scuole, negli appalti pubblici, nei baracconi di Stato.

Gran Torino

C’è però un modo per risolvere il bullismo, almeno nelle scuole, ed è quello di togliere il buonismo che lo tutela e rafforza, e guardare al premio del risultato, al premio del futuro (perché il danno del bullismo è che tollerando un sopruso oggi, garantisce un nuovo sopruso domani), anche a costo di un po’ di sano cinismo. Perché se è vero che il buon Gesù insegna ad amare il prossimo tuo come te stesso, è anche vero che io cerco di migliorare me stesso ogni giorno, anche con delle piccole costrizioni.

Così, invece che pensare di risolvere il problema pagando soldi pubblici per chiamare consulenti esterni che parlino nelle classi in maniera così vaga da non dire nulla di fronte a qualche professore svogliato che prova sollievo nel poter evitare di far lezione almeno per un giorno, per arginare il bullismo basterebbe pubblicare la bustapaga di 30 anni dopo sia dell’ex-bullo che della ex-secchione, e a quel punto voglio vedere chiccazzo si sentirebbe ancora vincente a fare il bullo.

Andrea Inversini

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