Sesso, Droga e Rock’n Roll

Un grande passo per lo Stato, un piccolo passo per la comunità: da quest’anno verranno conteggiate nel calcolo del PIL anche le attività illegali. Le ultime stime disponibili risalivano al 2007, quando Obama non era ancora stato eletto e Prodi non si era ancora congedato dalla vita politica. In ogni caso, la situazione allora era questa:
L’11,2% della popolazione nazionale tra i 15 e i 64 anni consuma annualmente 1172 tonnellate di cannabis (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, 2005) e l’offerta di sesso oscilla tra un minimo di 17,500 (Parsec Consortium, 2006) e un massimo di 70,000 sex workers (Osservatorio permanente sulla prostituzione, 2007), di cui intorno al 60% lavora per strada.

Tuttavia, in termini reali, cosa cambia? Sembra nulla. Infatti, la regola è ancora la stessa: fumo e puttane fanno andare all’inferno.
La strategia di Gianfranco Fini ed in generale del blocco cattolico è stata quella di bloccare il mercato dei due beni per limitarne il consumo. La Francia aveva già impiegato una soluzione simile per quanto riguarda i bordelli. Risultato? I Francesi hanno spostato il loro consumo su beni del mercato tedesco.

SDRR

In ogni caso, dare la caccia ai pusher e picchiare le prostitute ha dei risvolti economici, e neppure inconsistenti. Ottimisticamente guardiamo ai mancati guadagni.
Partiamo dalla cannabis: considerando un prezzo sul mercato nero intorno ai 7 euro al grammo, ci troviamo davanti ad un giro d’affari di circa 27,075 miliardi di euro. Ipotizzando l’applicazione di una tassa sul consumo e il risparmio derivante dalla cessazione della politica proibizionista (ben 943 mln!), le casse dello Stato registrerebbero un’entrata annuale di almeno 6,358 miliardi.
Cambiando bene di consumo, stimiamo che il business valga annualmente, prendendo come prezzo medio 30 euro per una prostituta di strada e 175 per una che lavora in casa e come numero di prestazioni giornaliere 10 per tutta la settimana, 10 miliardi. Anche in questo caso, se le new entry dell’albo dei professionisti avessero la possibilità di aprire una loro partita IVA, si avrebbe un guadagno pubblica di almeno 2 miliardi circa.
Volendo rimanere nel concreto facciamo un paragone con qualcuno che sta sbocciando a forza di legalizzare: l’Olanda ha un’industria del sesso che fattura circa 625 milioni di dollari l’anno, sui quali impone una tassa del 33%, mentre il consumo di cannabis frutta 400 milioni di IVA.
Recentemente anche l’Uruguay ha adottato una politica più morbida con le canne, ben lungi dall’avvicinarci ai radicali ma riconoscendo che siano gli unici a fregarsene un minimo, ci si domanda se nel loro prossimo spot Pannella menzionerà anche loro.

Giovanni Trebbi

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