L’Impresa Di Tutti

L’altro giorno mi è apparsa in bacheca una pubblicità a pagamento (Il tutto portava a uno dei soliti siti-truffa a schema di Ponzi sulle opzioni binarie): “Questo è lo stile dei nuovi imprenditori”, recitava a chiare lettere l’inserzione, mostrando un gruppo di ragazzi sorridenti con tavole da surf e collanine tribali stipati dentro un range rover, con tutta l’aria di essere appena usciti dal set di “Summerland”.

“Non è quello lo stile dei nuovi imprenditori” ho subito pensato.

Jeans Levi’s che cadono larghi, scarpe nere, t-shirt dozzinale, camicia non stirata, cappellino NY yankees, maglia del Liverpool, maglioncino di Zara in saldo, Casio oro, calzini spaiati: questo è lo stile dei nuovi imprenditori.

Al diavolo Patrick Bateman e Paul Allen e che in American Psycho litigano per il miglior biglietto da visita. Al diavolo i corporativismi. Al diavolo tutto. Si chiama l’ascesa della micro-imprenditoria. Siamo tutti banchieri. Siamo tutti taxisti. Siamo tutti alberghieri. Siamo tutti imprenditori.

Hai una stanza inutilizzata in casa? Airbnb ti permette di affittarla.

Hai un’ idea vaga e irrazionale in testa? I portali di crowdfunding ti permettono di ottenere capitale.

Hai una macchina? Puoi improvvisarti tassista con Uber.

Hai bisogno di soldi? Puoi ottenere un prestito tramite da privati tramite portali di social lending.

collaborative-consumption

Tutto viene condiviso, gli asset sono impiegati in maniera più efficiente. E’ in atto un cambiamento inarrestabile.

A cambiare le regole nel settore dei Taxi ci avevano provato prima Bersani nel 2006 e poi Monti nel 2012. Il risultato è stato lo stesso: dopo l’alzata di scudi da parte degli ordini professionali, i timidi tentativi di riforma si sono spenti sul nascere. Adesso spiegate agli intellettuali e ai benpensanti che le guerre nelle piazze sono state Waterloo, che i venti riformisti si sono arenati su barriere di compromessi e voti di scambio. La rivoluzione ora si scarica direttamente sullo smartphone e costa al massimo 99 centesimi .

Chiamatela distruzione creativa. E’ l’ascesa dell’economia di condivisione, dell’imprenditoria 2.0. Siamo di fronte a una svolta epocale. A Maggio avete visto i tassisti di Milano lanciare uova e improvvisare scene di guerriglia urbana. Sappiate che era solo il trailer.

Mille regole, inefficienze, over-burocratizzazione, ascesa di monopoli e caste. Tutto crolla sotto i colpi di una nuova forza eretica, figlia del nuovo millennio, che mescola lo spirito di condivisione marxista e l’iniziativa imprenditoriale americana. I vostri discepoli saremo noi, che non compriamo giornali: è tutto perso tra Internet e Facebook.

Non compriamo Dvd: tutta la storia del cinema è in streaming.

E’ in atto una rivoluzione inarrestabile. I micro-imprenditori viaggiano in derapata sulle vecchie curve di domanda e offerta. Citando Burbank, presidente della Nielsen: “In un futuro non distante, tutto quello che potrà essere condiviso, verrà condiviso”. E non si parla solo delle foto di Jennifer Lawrence.

Tutto ciò che può essere simultaneamente posseduto da tutti è posseduto da tutti.

Tutto ciò che può essere facilmente fatto da tutti è fatto da tutti.

La direzione è chiara: scompare l’inutile, la proprietà intellettuale, la licenza, il vincolo, gli albi; tutto più elastico e tutto meno arbitrario.

Le associazioni di categoria, coi sindacati e la politica possono schiamazzare a Ballarò e trincerarsi sulla Costituzione, ma questa volta il rumore non vincerà.

(Airbnb ora affitta più camere di tutta la catena di Hotel Hilton, ndr.)

Fabio Diroma
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