Punirne cento per educarne uno

Un giorno mi sono chiesto come un liberale come me potesse essere a favore di un’operazione economica centralizzata, politicizzata, pianificata e recessiva come l’Austerity.

Mi son risposto che la crisi economica ha spinto gli Stati a versare molti danari come argine, che ora questi soldi vanno trovati. E tutto sommato, già che questi soldi van trovati, la crisi (già che c’è) può essere la buona scusa per ridimensionare le politiche di Stati particolarmente spendaccioni, inefficienti, improduttivi e spesso criminali nei confronti dei loro stessi cittadini, come accade nei fantomatici Paesi del Sud Europa.

Molto bene, ha senso. Mi sono tranquillizzato, convinto che il mio essere pro-austerity mi collocasse dalla parte del giusto.
Ricordo però un giorno di aver visto una tabella su “come gli stati europei si vedono fra loro”, e che in essa i Greci si considerassero i maggiori lavoratori in Europa. Mi son fatto una risata, mi son connesso su fb, ho visto alcuni amici che si facevano una risata sullo stesso articolo, e sono andato a letto tranquillo.
Il giorno dopo però d’improvviso notai che l’Italia era considerata da qualcuno come uno dei paesi meno lavoratori, e mi è apparso strano. Ogni giorno chiude un’impresa, qualcuno per non chiudere o perdere il posto sostiene ritmi forsennati. I piccoli imprenditori indebitano la casa, spesso la vita, e spesso non solo la loro vita, per aver accesso al credito e poter lavorare. E ho pensato che non è vero che siamo i meno lavoratori d’Europa, e pur tuttavia, se fossi stato uno straniero, probabilmente avrei pensato io stesso che siamo dei fannulloni. E provando ad accordare questi due pensieri, mi son reso conto che probabilmente, quello che gli stranieri pensino sia l’Italia, in realtà è lo Stato italiano. Non sono i LAVORATORI ITALIANI a non essere produttivi, ma è lo STATO ITALIANO, inteso come baraccone politico che utilizza la Pubblica Amministrazione come strumento di arricchimento e scambio di favori nei confronti di conniventi e amici trombati alle elezioni.

E ho pensato che allora, se è così per l’Italia, forse è così anche per la Grecia, e potrebbe quindi essere vero che i Greci che ancora hanno un lavoro siano fra i più grandi lavoratori d’Europa, timorosi di perdere quel poco che ancora hanno, e probabilmente anche in Grecia il problema non sta nelle imprese greche, ma nello sperpero di denaro pubblico compiuto in tutti questi anni dai governi che si sono susseguiti, dalle spese non giustificate delle regioni, dai soldi maldistribuiti (per inefficienza o per favoreggiamento) alle municipalizzate.
E allora ho capito che in quest’Austerity c’è qualcosa di sbagliato, perché dovrebbe rivolgersi ai governi, ma finisce per essere pagata invece dai cittadini, dai “consumatori finali”.

Come se fosse una specie di IVA, che ripercorre tutta la filiera di produzione (contadino -> redistributore -> panettiere ->consumatore) per essere alla fine pagata tutta e interamente dall’ultimo che acquista la merce, così l’Austerity (Europa-> Governi nazionali-> cittadini) viene, alla fin fine, pagata tutta e interamente dall’ultimo che rimane nella “filiera di Sovranità”, cioè il cittadino, le imprese private, i lavoratori dipendenti, i liberi professionisti, gli artigiani.
Insomma: 1) I cittadini lavorano, 2) gli stati sprecano le risorse, 3) le risorse ormai non ci sono più, e allora 4) l’Europa dice “fermi tutti, gli stati non dovranno più sprecare, ordiniamo l’austerity”. Eppure gli stati continuano a sprecare, perché come fosse semplicemente un passaggio, scaricano tutta l’austerity sui cittadini, offrendo minori servizi, più tasse, più tasse, più tasse e più tasse, facendo rimbalzare semplicemente la palla dell’austerity a un altro.

E allora, per assurdo, si può verificare la situazione in cui un Greco magari effettivamente LAVORI più di un Tedesco, ma lo Stato greco sperperi molto più di quello tedesco, e così il lavoro del cittadino greco non è abbastanza, deve lavorare di più, deve fare di più, deve pagare il debito, deve vendersi l’azienda, la casa, l’istruzione, e intanto lo Stato greco continua a star lì, immobile, a fagocitare tutto.

“Certo”, mi son subito obiettato, “magari è così, ma i loro politici mafiosi non li ho mica votati io, sono stati loro” Già, e allora perché ho votato i nostri, di politici? A ripensarci, non ho votato nemmeno i nostri. A ripensarci, anzi, ho sempre votato il miglior candidato possibile, a volte votando perfino partiti dell’1%. Ma d’altronde uno non può inventarsi un candidato migliore di quelli che effettivamente ci sono, io non posso votare qualcuno che non sia fra i candidati presenti.

foto art andrea

E i candidati presenti sono sempre quelli, sempre collusi, conniventi con la crisi, parassitari e parassiti. Ed ecco che allora la situazione è un po’ più complessa: non basta, dal punto di vista dell’Europa, 1) imporre l’Austerity agli stati, 2) sperando che questi siano efficienti, 3) sperando che i cittadini possano controllare i loro stati ad agire per il meglio, 4) punendo (tramite le elezioni) quei partiti che non sappiano governare bene la Cosa Pubblica. In questo sistema c’è una falla, e cioè che EFFETTIVAMENTE i cittadini NON POSSONO controllare i loro stati ad agire per il meglio, e così facendo, sono infine gli ultimi e gli unici a pagare tutto.

Viviamo ad oggi in uno Stato politico che, come un’arma che si autodifenda e non si possa disinnescare, non è tenuto a giustificare nulla a nessuno, non si può modificare e, messo (dall’Europa) in condizioni di dover rendere conto a qualcuno, scarica il lavoro a qualcun altro (i cittadini) senza che possa tornargli indietro.

Andrea Inversini

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