Tassi negativi: Cosa sono? Perché gli investitori sono disponibili a pagarli?

La Banca Centrale Europea nel 2014 ha applicato una politica monetaria fortemente espansiva che ha causato tassi di interesse negativi sui depositi interbancari.

I tassi negativi sono frutto di una politica monetaria non convenzionale, il cui obiettivo è far uscire l’Europa dalla fase di recessione e bassa inflazione in cui si trova.

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Ciò è ritenuto necessario dalla BCE, poiché, durante i periodi di recessione, le persone e le imprese tendono ad accumulare denaro, di conseguenza si verifica un calo della domanda e degli investimenti. Questo ha danneggiato l’economia provocando un calo della produzione e l’aumento della disoccupazione. Per arginare questo fenomeno, negli anni, la BCE ha sempre fatto ricorso a una politica monetaria espansiva, ossia ha immesso nell’economia nuovo denaro con lo scopo di aumentare gli investimenti. Tuttavia, questa policy “tradizionale” negli ultimi anni si è rivelata insufficiente, motivo per cui la BCE ha iniziato ad applicare tassi di interesse negativi.

 

I tassi di interesse negativi sono tassi del tutto simili agli altri, ma assumono valori minori di zero, ciò significa che colui che deposita il denaro, allo scadere dell’obbligazione, ne vedrà diminuita la quantità di una percentuale pari all’ammontare del tasso di interesse.

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Se depositando 100k euro fra un anno mi verrà restituita una quantità minore di denaro, diviene relativamente più costoso tenere denaro stagnante nei depositi bancari e più conveniente investirlo o spenderlo.

La teoria economica classica non contempla l’idea di tassi di rendimento negativi: secondo questa gli investitori si aspettano un rendimento positivo proporzionale al rischio corso. Nella realtà ci sono persone, in questo periodo storico, disposte a perdere una percentuale del loro denaro invece che vederla aumentata o quantomeno invariata investendo in altre attività.

Vediamo alcune possibili spiegazioni per cui gli investitori possano voler impiegare le proprie somme di denaro in qualcosa che darà delle perdite sicure:

 

  • Sicurezza: Gli investitori avversi al rischio che si aspettano ulteriori fasi di recessione e crisi economica, potrebbero ritenere più conveniente comprare i bond a rendimento negativo di giganti economici come la Germania e la Svizzera, considerati relativamente sicuri, piuttosto che decidere per altri investimenti con rendimento positivo, ma con alto rischio di inadempimento.

 

 

  • Mancanza di alternative di investimento valide:

Ciò che può spingere gli investitori a simili obbligazioni è la mancanza di altre opzioni di investimento, infatti gli investimenti con tasso di rendimento positivo hanno in ogni caso margini di guadagno molto bassi.

 

 

  • Prospettiva di guadagno:
  • Nel contesto attuale di scarsa crescita, gli investitori che acquistano titoli dal rendimento negativi possono aspettarsi che i rendimenti diminuiscano ulteriormente, consentendo loro di trarre profitto dagli investimenti: gli investitori potrebbero finire con rendimento reale positivo investendo in obbligazioni con rendimenti negativi. Ad esempio se il bond stesse dando rendimento negativo al 1%, ma l’indice dei prezzi al consumo (CPI) diminuisse del 2%, il potere d’acquisto dell’investitore aumenterebbe ugualmente.

 

  • Dato che il prezzo del bond e il suo corrispettivo interesse sono inversamente proporzionali, se i tassi divenissero ulteriormente negativi l’investitore potrebbe avere un utile di capitale perché il prezzo del bond si alzerebbe.

 

  • I bond con rendimenti negativi possono comunque essere utilizzati per speculare su certi valori del mercato, come ad esempio i tassi di cambio tra valute. Immaginiamo due bond, A e B. Il bond B ha un rendimento negativo e minore del rendimento di A. E’ possibile, nel caso in cui la valuta in cui è denominato B si apprezzi, che alla fine B garantisca a chi lo possiede un rendimento maggiore rispetto ad A.

 

 

 

Sono ancora molte le questioni che rimangono aperte riguardo i tassi di interessi negativi. Alcuni economisti sostengono che le manovre della BCE siano solo dannose, altri pensano che siano pienamente salvifiche e altri ancora non hanno idea di cosa ci si debba aspettare.

Quali saranno le conseguenze di questo tipo di politica in Europa e nel mondo? Fino a che punto possono spingersi? Che cosa possano comportare per le banche e per il consumatore?

 

Per saperne di più ti aspettiamo giovedì 24 novembre in Aula N34 alle 16.00!

https://www.facebook.com/events/1009347729212083/

Sara Isabella Russo

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