E’ colpa di…

E’ colpa

  • dei  vecchi
  • degli ubriaconi dei pub
  • dei campagnoli
  • dei cafoni
  • dei razzisti
  • dei pazzi
  • di Salvini
  • di Trump
  • di Carlo Conti
  • degli ignoranti
  • della disuguaglianza
  • del TTIP
  • dei bevitori incalliti di thè

e chi più ne ha più ne metta.

E’ certamente possibile fare finta che questo non sia un risultato in continuità con il no di Francia e Olanda alla Costituzione Europea. Ma è impossibile non riconoscere come da qualche anno il progetto europeo venga costantemente bocciato dai cittadini europei chiamati ad esprimersi. Forse è il caso di chiedersi se, dove e perchè stanno sbagliando le elitè europee, dato che aspiriamo ad esserne parte, almeno a parole. Se davvero pensate che non stiano sbagliando nulla, potete sempre divertirvi ad allungare la lista di colpe di cui sopra: magari prima o poi ci azzeccherete.

 

Nicolò Bragazza

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Il Tribunale delle Acque Pubbliche

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Spesso in Italia il legislatore finisce fuori strada, a volte, però, gli effetti rasentano la pura follia – del resto, che dovremmo aspettarci da una legge in vigore il cui titolo è: Decreto Legislativo Luogotenenziale del 20 Novembre 1916 n.1664? … Continua a leggere

Nichilisti* che sognano di essere famosi come Vasco Brondi

Sei un ragazzetto viziato, che per la sindrome di accettazione nel gruppo ha i sensi di colpa per le ricchezze dei padri, e come remissione di esse, poiché le COLPE dei padri ricadono sui figli, cerchi disperatamente di aggrapparti a miti che tutti conoscono e che tu con tanta impegnata costanza spacci per alternativismo. Sì, colpe, perché negli ambienti verso cui sei portato a implorare con servilismo l’accettazione e un basso surrogato di amicizia, la ricchezza è considerata una colpa, perché incarna il principale esempio di ciò che ti ha sempre tenuto in vita, mandato a scuola e fatto uscire la sera a bere qualche drink con tanto ghiaccio e tanto alcool, e quindi così come nella psicanalisi il figlio deve uccidere il padre per cercare di trovare un senso e consolidare il proprio “io”, così tu, che sei praticamente stato cresciuto dal e nel denaro, trovi in esso il padre contro cui schierarti, protraendo ai quasi 20 anni quello che normalmente accade a 16 anni (anche se, bisogna ammetterlo, su questo potresti avere ragione, se fossi abbastanza intelligente da dirlo, che le tv series americane hanno protratto l’adolescenza un po’ di tutti, ma questo solo perché in genere gli attori che impersonano i 15enni hanno più di 20 anni).

Condanni il capitale perché non sei in grado di accettare che senza quei quattro drink che offri e quelle bretelle che ostenti probabilmente non toccheresti quelle ragazzette di cui poi racconti grandi romanzi erotici agli amici per suscitarne l’invidia, o che racconti a te stesso per suscitarti un po’ d’orgoglio, sperando di ridurre il rancore, il disprezzo e l’insicurezza che tu tanto esistenzialisticamente ti ostini a chiamare “vuoto interiore” o “male di vivere”, come un poeta che di guerre mondiali ne ha viste due, e non intendeva certo una “mancanza di like” alle proprie foto su facebook quando ne parlava. 

Dici di guardare alle filosofie orientali per giustificare il basso voto in filosofia al liceo, o più probabilmente per non aver studiato filosofia alle superiori, come ribrezzo a una sciocca forma di sudditanza culturale che col tuo comportamento tu stesso fai di tutto per confermare e cementificare, e perché Nietzsche e Schopenhauer, gli unici filosofi che tu abbia letto (perché Adelphi ne vende libriccini sottili sottili ed esteticamente molto simpatici da avere in libreria), dicono alla lontana di rifarsi alle filosofie orientali, ma solo perché nell’Ottocento c’era un forte orientalismo, ma soprattutto prima avevano studiato tutta la filosofia Occidentale, che, ti informo nel caso non lo sapessi, è andata avanti ed è sopravvissuta anche dopo di loro. Perfino quella cattolica, sì, i cui valori son per te così forti, che la tua unica voce per respingerla si perde fra una bestemmia detta con un ghigno, invece che con un sorriso.

Giri coi ragazzi che hanno i tuoi stessi soldi in tasca, forse appena meno, per apparire il brillante illuminato che a maggior ragione non fa distinzioni di censo, come se nel mondo civile ci fosse davvero ancora qualcuno che fa distinzione di censo, ma è evidentemente quello che credi avvenga nel mondo ideale che così duramente persegui a combattere, per dare entità e dignità d’esistenza al mondo ideale cui dici di appartenere.

Ma la verità è che senza le menzogne che costruisci “sui tuoi nemici”, non ti resterebbero che quattro povere e misere verità su te stesso, che sei un ragazzetto che probabilmente in terza media la più bella della classe non si filava, come tanti, come tutti.

 

“Allora invece di farci la morale, di guardarci con antipatia, dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un po’ per il… in giro. O no?”

*”Nichilisti coi cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi” diventava oggettivamente lungo.

 

 

Andrea Inversini

La buona (?) scuola

Il 3 settembre scorso il Governo Renzi ha presentato online l’ambizioso piano di riforma del sistema scolastico italiano. L’assunto iniziale è talmente semplice da apparire banale. Tuttavia, forse proprio questa apparente scontatezza lo ha fatto spesso “cadere nel dimenticatoio” quando … Continua a leggere

Esiste la Scuola Austriaca?

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Recentemente il variegato universo liberale italiano è rimasto traumatizzato da un gravissimo scisma interno. Leonardo Facco ha proposto a Michele Boldrin di discutere in live streaming le loro diverse posizioni economiche. Sembra che Boldrin abbia telefonicamente declinato l’invito, sostenendo che … Continua a leggere

Appalti pubblici: tu non hai fame?

gE quindi, un altro scandalo. Un altro scandalo legato agli appalti pubblici.

Eh ma si sa, signora mia, che l’Italia è un popolo di santi, poeti, navigatori e ladri! 

E tutti giù, con raffinate disamine sulla cultura dell’illegalità, sulla generalizzata impunità, a chiedere inasprimenti delle pene, più regole, lance e bastoni, forconi, galere e chiavi buttate.
Il giacobinismo dilagante (non solo al bar), però, sembra far fatica ad andare al di là dell’eugenetica del mariuolo italiano e, quindi, diamo una mano noi.

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Attualmente il Codice che regola gli appalti pubblici conta circa 600 articoli, modificati – come ci spiega un brillantissimo Davide De Luca su Libero – 564 volte dal 2006. Ognuno di questi rimanda ovviamente ad altre norme, altrettanto intricate e pesanti, aumentando notevolmente il peso della complessità. A questo si aggiunge che enti diversi hanno modulistica diversa, da compilarsi senza sbavature per evitare grane in sede di eventuale contenzioso. Tutto senza considerare molte altre pratiche obbligatorie da allegare, da quelle a garanzia della regolarità contributiva dell’impresa ai certificati antimafia.
In seconda istanza, le stazioni appaltanti in Italia, cioè quelle amministrazioni aggiudicatrici che affidano appalti pubblici di lavori, forniture o servizi (o concessioni di lavori pubblici e servizi) sono… circa TRENTADUEMILA. In Francia, per esempio, non si va oltre il centinaio. E ho detto Francia, cari amici: non esattamente un paese con una presenza statale snella e leggiadra.

Due piccoli esempi, come questi, credo siano sufficienti a definire un quadro.

Allora, tra gli strepiti manettari e l’invocazione a nuove regole (ancora!), magari si potrebbe far presente che, a parità di guardie giurate, in una strada con trentaduemila gioiellerie che vendono le stesse cose è più facile rubare che in una con qualche centinaia.
Nessuno qui dice che non si debba punire chi corrompe, ruba e sgraffigna (vige questa curiosa consecutio per cui chi non agita le manette imperniate sull’indice come lo sceriffo sia un sostenitore dell’impunità), ma che forse, se vogliamo andare oltre al solletichìo della pancia dei lettori del Fatto Quotidiano, l’intervento che serve è di ben altro tenore.

Ma in questo paese – e diciamolo, cara signora mia – si sa, l’unica cultura che sentiamo realmente propria non è quella dell’illegalità, ma quella dello stato grasso, inutilmente straripante e dannosamente pervasivo. Che ci sia correlazione?

Tad A.

Uber e la Cattiva Storia

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L’applicazione Uberpop sta dividendo il Paese ed il governo. Sugli aspetti positivi dell’applicazione molto è già stato detto; il fenomeno fa sicuramente parte della più generica tendenza, prodotta dalle tecnologie della comunicazione, di dare a tutti la possibilità di prestare … Continua a leggere

Grillo è figlio di…

Grillo è vostro figlio. È figlio dei fascisti contro Uber, è figlio dell’anti-capitalismo di destra come di sinistra, è figlio della vuota retorica sui ‘beni comuni’ a la Rodotà e Zagrebelsky, è figlio del berlusconismo putiniano, è figlio del partito trasversale che copre gli abusi e le torture della Polizia per ‘ragioni di stato’, è figlio dei processi-spettacolo a la Woodcock, è figlio della coppia Casini-Caltagirone, è figlio del sistemi mafioso ed omertoso messo in piedi dal PCI ed ereditato dal PD senza troppi problemi, è figlio del sistema fascista degli Ordini, è figlio di 50 anni di scuola ‘pubblika’ che produce il 40% di analfabetismo funzionale e si permette pure di protestare contro i test INVALSI, è figlio di una magistratura totalitaria che detiene illegittimamente il 38% della popolazione carceraria, è figlio dei medici i quali, invece di chiedersi come mai la gente nel 2014 muore ancora di colera si vanta che “il nostro SS è il migliore al mondo”, è figlio dei baroni universitari, dei notai da 500K, dei dipendenti pubblici cialtroni, è figlio di un fisco vessatorio e disumano ed è infine figlio dell’omertá e della disonestá che tutti gli italiani mostrano ogni giorno in classe, al lavoro, in famiglia ed in chiesa.

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Grillo è l’alunno che supera il maestro. Grillo è figlio vostro ed adesso ve lo prendete tutto nel culo.

Giovanni Gabriele Vecchio

Perbenismo e Pigrizia Soziale

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Questa riflessione nasce da una divertente discussione con alcuni amici. Vengo informato del fatto che una bella ragazza è in cerca di un “trombamico” (un ragazzo con cui intraprendere una breve e non impegnativa relazione basata sulla semplice carnalità). Incuriosito … Continua a leggere

Eurobond-Scettici

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Qualche giorno fa, navigando sul web intento a spulciare i programmi dei principali partiti italiani per le imminenti elezioni europee, notavo la particolare affezione che la maggior parte di loro ha per alcuni strumenti ‘magici’ di contrasto alla crisi del … Continua a leggere

Stampa Straccia

Al netto di qualsiasi posizione abbiate nel merito, ecco un esempio del perché la libertà di stampa italiana è – un pochino! – indietro nelle classifiche internazionali: [SPOILER: non perché studio aperto mostra le tette e nemmeno perché Emilio Fido Fede ha condotto il tg4 per un po’ di anni].

Comunque, come ho scritto ieri, si è aperto il referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto, che probabilmente non porterà a nulla, ma nonostante ciò non ci sono stati media italiani di massa che ne abbiano parlato (ciao RAI ). Solo ieri hanno votato 490mila persone aventi diritto (su un tot di circa 4 milioni) e visto che dura per una settimana e la cosa è non è stata pubblicizzata per nulla – se non ai limiti della censura – direi che, se io fossi un direttore di giornale e mi fossi fatto scappare una notizia del genere, o sarei un disastro di giornalista, cieco ed incapace, o sarei fazioso.

Cioè, tra un gattino salvato e l’altro, non c’è tempo di scriver quattro righe su una cosa così forte? Are you serious?

Intanto, andando oltremanica, la BBC, portata come ariete del servizio pubblico che funziona da parte dei difensori del servizio pubblico Rai (gli stessi probabilmente che ignorano il referendum) ne parla qui

qui ne parla l’Indipendent

qui ne parla l’Expre

qui dalla Nuova Zelanda il New Zealand Herald

qui, sempre dagli UK, il Telegraph

qui dalla Germania l’Heise

qui dalla Russia il Russia Today (che ieri ha fatto diretta televisiva..)

Probabilmente ce ne sono moltissime altre che non ho avuto tempo di guardare. In Italia c’è solo una lettera al Corriere liquidata da Severgnini in due righe, un blog personale su Il Giornale del grande Carlo Lottieri , ma solo perché ne ha sposato la causa da anni, e un articolo su Libero, oltre ovviamente al mio post di ieri su Linkiesta; anche chi è completamente contrario all’iniziativa, non si sente un poco preso per il culo?

referendum

Giovanni Ravetta

Il Padoan Pensiero e la Tassa sui BoT

Pier Carlo Padoan è il nuovo Ministro dell’Economia e delle Finanze: professore di economia alla Sapienza di Roma; vice segretario generale e capo economista dell’Ocse; presidente dell’Istat in pectore. Si è puntato quindi nuovamente su un tecnico, facendo leva sulle relazioni nella comunità internazionale che dovrebbero essere utili per dare garanzie all’Europa. Non male, fin quando andiamo a ricordare il suo periodo di consulenza alla presidenza del consiglio tra 1998 e il 2001 per Massimo D’Alema e Giuliano Amato, che ci fa capire quindi quale è il pensiero economico del neo-ministro: si salvi chi può!

Se da un lato il neo ministro ha detto che ci sarà l’impegno a diminuire il cuneo fiscale (come dicono tutti del resto), dall’altro lato si prospetta, come abbiamo potuto ascoltare in questi primi giorni del nuovo governo, un aumento dell’imposizione sui consumi e sui patrimoni poiché, a detta di Padoan, “sono tasse che non penalizzano molto la produttività del paese e hanno effetti più limitati sulla crescita economica, rispetto a quelle sul lavoro”, e quindi più facilmente imponibili. Questo vorrà dire, quindi, che non ci sarà un alleggerimento del prelievo fiscale sugli immobili, anzi ci sarà un probabile ulteriore aumento in virtù della Tasi e della Tari a partire dal prossimo giugno. E poi nuove accise sulla benzina e ancora rialzi dell’Iva. Infine un aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie, oggi colpite al 20% e destinate a salire fino al 30% affinché sia più vicina alla media europea. Che sia allora l’inizio per arrivare ad una maxi patrimoniale, proprio come voleva Amato?

BOT
Tra le idee, che riguardano la tassazione sulle rendite finanziarie, vi è quella di un possibile innalzamento dell’imposizione sui BoT, che ad oggi godono di una tassazione privilegiata rispetto alle altre rendite, con un’aliquota del 12,5%. Un’idea caldeggiata da diversi esponenti del PD, ma che risulta inefficace. È interessante ragionarci su. Aumentando la tassazione sui titoli di Stato diminuisce la domanda e quindi il prezzo dei titoli stessi. Di conseguenza, essendo il prezzo dei titoli di Stato inversamente proporzionale al loro rendimento, crolla il prezzo e aumenta il rendimento. Cioè, per poter continuare a piazzare le proprie obbligazioni, lo Stato dovrà ricompensare gli investitori offrendo loro un rendimento lordo più alto, in modo che il rendimento netto per gli investitori sia uguale. È una cosiddetta partita di giro. Risultato: l’effetto netto sul bilancio è pressappoco nullo.
Consiglio di dare un’occhiata al link ”http://noisefromamerika.org/articolo/illusioni-tassazione-sostitutiva-bot-3“, in cui sono spiegate approfonditamente le dinamiche, sia nel caso in cui tale tassazione si dovesse applicare su titoli di nuova emissione (il caso appena trattato) che di vecchia.

Questa dovrebbe essere una delle manovre da attuare per raggiungere i dieci miliardi utili per ridurre il cuneo fiscale. Dalla quale però, come abbiamo detto, si potrebbe guadagnare ben poco, solamente circa 400 milioni, secondo alcune analisi. Tassare le rendite finanziarie non ha mai portato a grandi risutati: basti pensare alla Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie, introdotta lo scorso anno e che ha portato nelle casse dello Stato meno di 200 milioni.
Meglio concentrarsi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici e sul taglio di una spesa pubblica più che mai improduttiva.

Andrea Garofalo

C’è Voglia di Default

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Sono già state spese troppe parole per spiegare quanto sia dannosa l’irresponsabilità fiscale che oramai caratterizza ogni amministrazione pubblica italiana, di ogni livello e grado. Il governo nazionale a Roma continua ad accumulare debito, alcune regioni sono in dissesto finanziario … Continua a leggere

Il Caso Umano

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Giovedì 9 gennaio è uscito nelle sale italiane “Il Capitale Umano”, film diretto da Paolo Virzì ed ambientato in una Brianza definita dal regista come “immaginaria” e “metaforica”. Il thriller, finanziato dal ministero dei beni e delle attività culturali con … Continua a leggere

Fassineide e altre nebulose economiche

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Recentemente su noisefromamerika.org un ottimo Sandro Brusco ha brillantemente smontato la tesi di Fassina, che sostiene che ad oggi sarebbe deleterio e inutile ridurre la spesa pubblica [sono tre parti, qui, qui e qui]. Non mi addentro nella discussione delle … Continua a leggere