E’ colpa di…

E’ colpa

  • dei  vecchi
  • degli ubriaconi dei pub
  • dei campagnoli
  • dei cafoni
  • dei razzisti
  • dei pazzi
  • di Salvini
  • di Trump
  • di Carlo Conti
  • degli ignoranti
  • della disuguaglianza
  • del TTIP
  • dei bevitori incalliti di thè

e chi più ne ha più ne metta.

E’ certamente possibile fare finta che questo non sia un risultato in continuità con il no di Francia e Olanda alla Costituzione Europea. Ma è impossibile non riconoscere come da qualche anno il progetto europeo venga costantemente bocciato dai cittadini europei chiamati ad esprimersi. Forse è il caso di chiedersi se, dove e perchè stanno sbagliando le elitè europee, dato che aspiriamo ad esserne parte, almeno a parole. Se davvero pensate che non stiano sbagliando nulla, potete sempre divertirvi ad allungare la lista di colpe di cui sopra: magari prima o poi ci azzeccherete.

 

Nicolò Bragazza

Rai Way e la libertà di mercato

Poco più di dieci giorni fa, Ei Towers, società controllata da Mediaset per il 40%, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio su Rai Way, proprietaria di impianti e infrastrutture per la trasmissione e diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai. Entrambe operano nello stesso settore e ciò ha naturalmente generato speculazioni circa il possibile monopolio che verrebbe a crearsi nel mercato delle telecomunicazioni; specie se l’acquirente in questione è l’ex premier e attuale leader all’opposizione.

Com’è che ci si è riscoperti paladini della concorrenza nel paese in cui “il libero mercato, che Dio ce ne scampi”?

Se l’operazione fosse avvenuta in senso opposto, ovvero se fosse stata Rai Way a presentare un’offerta per l’acquisizione di una quota di Ei Towers, dubito che il Fatto Talebano e i vari intellettuali de sinistra si sarebbero schierati così strenuamente in difesa della libertà di informazione e del libero mercato. Insomma, ci si preoccupa se la rete di diffusione è integralmente nelle mani di un privato, ma non ci si pone lo stesso problema nel caso speculare. Certo, perché se l’intera infrastruttura fosse nel mani della Rai, l’indipendenza del giornalismo e il pluralismo nell’ informazione sarebbero garantiti, ed è così in malafede chi dovesse pensare il contrario…! Due pesi e due misure, ma in ogni caso sempre dalla parte dello Stato e contro il privato e la libera iniziativa.

D’altra parte ci si dovrebbe domandare se il risultato dell’opas da parte di Ei Towers possa davvero configurarsi come un vero e proprio monopolio e se sia giusto impedire l’operazione in nome della concorrenza e della democrazia.

A tal proposito, chiamiamo in aiuto la teoria austriaca. Quest’ultima dissente da quella neoclassica almeno nella misura in cui si sostiene che sia la struttura del mercato (un luogo dove agiscono un vasto numero di imprese omogenee) a determinare il grado di competizione. No, secondo la scuola austriaca ciò che conta è il comportamento di rivalità. Competere significa sforzarsi di offrire un prodotto migliore rispetto a quello di un’impresa rivale. Poco conta se queste siano due o cento, l’importante è che continuino a contrapporsi l’una all’altra. Certo, l’obiezione potrebbe essere che quando si è in pochi è più facile mettersi d’accordo per spartirsi il mercato. Ma finché è consentito il libero accesso a un determinato settore, ci sarà sempre qualcuno pronto a entrare nel mercato e guastare gli accordi presi, offrendo quanto meno lo stesso prodotto a migliori condizioni, ai fini di acquisire l’intera quota di profitti. La differenza tra le due teorie appare pigmea. In realtà è abissale, se si pensa alle ricadute sulle politiche antitrust. Se seguiamo il ragionamento neoclassico, l’autorità preposta si dovrebbe impegnare per impedire la concentrazione del mercato nelle mani di pochi operatori, mentre nell’altro caso l’attività di un’eventuale authority dovrebbe essere finalizzata alla rimozione di ostacoli che impediscano l’ingresso di nuove imprese.

Nella fattispecie, non si ravvisa nulla di tutto ciò: non c’è una legge statale che impedisca l’ingresso di nuovi players nel mercato delle infrastrutture radiotelevisive. Certo, si potrebbe affermare che il doppio ruolo di venditore e competitore nel mercato televisivo consenta al soggetto integrato di favorire nel mercato a valle le proprie società televisive a danno dei concorrenti. Ma non si vede come ciò sia possibile, dal momento che al’interno dello stesso settore delle infrastrutture ci sono altri competitors e nuovi potenziali entranti cui rivolgersi. Sarebbe quindi illogico per Ei Towers rinunciare a milioni di proventi che otterrebbe dalla Rai e di cui beneficerebbe anche Mediaset, visto che controlla il 40% della società acquirente. Per non parlare del fatto che Rai Way non potrà mai essere del tutto controllata da Ei Towers, dato che il 51% rimarrà comunque nelle mani dello Stato.

C’è quindi chi ha paventato un pericolo per l’informazione libera, nonché una minaccia per il pluralismo e la democrazia. Come se in Italia ci fossero solo Rai e Mediaset e non anche La7 o Sky e centinaia di altre televisioni locali.  O come se in Italia l’unico mezzo di informazione fosse la televisione e non ci fossero la carta stampata, la radio o Internet. Basta ricordare che nel 2013 Grillo ha ottenuto il 25% dei consensi senza mai comparire in un dibattito televisivo e ogni volta che si parlava di lui in televisione o sui quotidiani era in riferimento a dichiarazioni diffuse tramite il suo blog.

Infine sarebbe interessante porre in discussione il rapporto di causalità che si pensa esserci attualmente tra media e consenso popolare. Spesso si è pensato che Berlusconi abbia goduto di elevato consenso soprattutto grazie alle sue televisioni. Ma si è sicuri che tale rapporto di causalità sia corretto? Ove il potere politico controlli tutti i mezzi di comunicazione, questo tipo di legame è senz’altro vero. Ma in una realtà come quella democratica, dominata da una pluralità di mezzi di comunicazione, ciascuno dei quali ha all’interno diversi canali, non è possibile che il rapporto sia invertito? Non è possibile che si guardi un certo canale in virtù delle proprie opinioni politiche? D’altronde come consumatori si dispone di una libertà di scelta maggiore rispetto a un cittadino di uno Stato totalitario e si può scegliere liberamente da chi informarsi. In soldoni, ora come ora è più probabile che qualcuno guardi il TG4 perché berlusconiano, piuttosto che il contrario. Tutto ciò grazie alla libertà di scelta, grazie a privati che investono in televisioni, radio e giornali, con l’obiettivo di intercettare un certo target e conseguire profitti, così come avviene in tanti altri mercati.

E poi, diciamocelo, li avete visti i palinsesti?

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Francesco Billari

Dalla Parte Degli Oppressi

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“Dalla Parte Degli Oppressi” è da ormai un anno il tema fondamentale della campagna di Studenti Bocconiani Liberali, ed ha generato sorrisi, fastidi e candide constatazioni d’inopportunità. Dolce e Gabbana, Corona, Brigitta Bulgari… perché loro? Perché non i bambini affamati? … Continua a leggere

Si parla di Islam ed è subito pomeriggio 5

“Togliamo la cittadinanza e/o arrestiamo quelli che sono andati a combattere in Siria”

Questo è uno dei mantra ripetuti in questi giorni. Semplice, diretto e non può che trovare tutti d’accordo: nessuno vorrebbe avere a che fare con qualcuno che ha imbracciato Kalashnikov combattendo fianco a fianco con i tagliagole dell’ISIS.
In quella frase ci sono tutti gli ingredienti, quindi, per ispirare il contenuto di qualche legge che, sicuramente, verrebbe approvata in tutta fretta per mostrare la risposta rapida e muscolare del nostro governo.

Non è una sparata o la boutade del giorno: quelli che affermano questo fanno un discorso molto pericoloso di cui non comprendono appieno gli effetti.
La possibilità di revocare la cittadinanza per un qualche tipo di reato (non esiste il reato di “viaggio per combattere al fianco di tagliagole”) è la morte di quel tipo di stato che pone la libertà e i diritti individuali come argine all’arbitrio dell’elité dominante. Se si levasse la cittadinanza a quei cittadini che partono per la Siria, si creerebbe un precedente pericolosissimo: il godimento dei diritti politici verrebbe legato ad una condotta. Qual è il confine tra condotte che garantiscono il godimento dei diritti politici e quelle che non lo garantiscono? A questo punto, chiaramente, il confine diventa esclusivamente di natura politica e, in quanto tale, arbitrario. Situazioni contingenti produrrebbero conseguenze di cui è davvero impossibile prevedere gli esiti e questo risulterebbe in contraddizione con la natura di uno stato liberale, dove l’obiettivo è anche la minimizzazione dell’incertezza prodotta dall’arbitrio.

Allo stesso modo è necessario criticare aspramente chi propone l’arresto immediato per chi torna dalla Siria. Quale sarebbe il reato contestato e quali sarebbero le prove? E’ necessario rispondere anche a queste domande  se si vogliono tutelare i diritti individuali e le garanzie che la legge pone per difendersi dai soprusi. Non tutelarli per una situazione contingente crea un precedente. Quale sarà la prossima emergenza da affrontare e quanti diritti violeremo per farvi fronte? Non lo sappiamo e tremo all’idea.

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P.S.
1) Esistono altri metodi di carattere eccezionale che possono essere utilizzati in situazioni eccezionali, come la sorveglianza da parte dei servizi di intelligence, che è per sua natura mirata e che tende a minimizzare l’intrusione nei diritti individuali della comunità, che verrebbero ridotti nel caso si ricorresse alla produzione di leggi ad hoc che hanno sempre carattere generale.

2) il titolo è una citazione.

Nicolò Bragazza

Nichilisti* che sognano di essere famosi come Vasco Brondi

Sei un ragazzetto viziato, che per la sindrome di accettazione nel gruppo ha i sensi di colpa per le ricchezze dei padri, e come remissione di esse, poiché le COLPE dei padri ricadono sui figli, cerchi disperatamente di aggrapparti a miti che tutti conoscono e che tu con tanta impegnata costanza spacci per alternativismo. Sì, colpe, perché negli ambienti verso cui sei portato a implorare con servilismo l’accettazione e un basso surrogato di amicizia, la ricchezza è considerata una colpa, perché incarna il principale esempio di ciò che ti ha sempre tenuto in vita, mandato a scuola e fatto uscire la sera a bere qualche drink con tanto ghiaccio e tanto alcool, e quindi così come nella psicanalisi il figlio deve uccidere il padre per cercare di trovare un senso e consolidare il proprio “io”, così tu, che sei praticamente stato cresciuto dal e nel denaro, trovi in esso il padre contro cui schierarti, protraendo ai quasi 20 anni quello che normalmente accade a 16 anni (anche se, bisogna ammetterlo, su questo potresti avere ragione, se fossi abbastanza intelligente da dirlo, che le tv series americane hanno protratto l’adolescenza un po’ di tutti, ma questo solo perché in genere gli attori che impersonano i 15enni hanno più di 20 anni).

Condanni il capitale perché non sei in grado di accettare che senza quei quattro drink che offri e quelle bretelle che ostenti probabilmente non toccheresti quelle ragazzette di cui poi racconti grandi romanzi erotici agli amici per suscitarne l’invidia, o che racconti a te stesso per suscitarti un po’ d’orgoglio, sperando di ridurre il rancore, il disprezzo e l’insicurezza che tu tanto esistenzialisticamente ti ostini a chiamare “vuoto interiore” o “male di vivere”, come un poeta che di guerre mondiali ne ha viste due, e non intendeva certo una “mancanza di like” alle proprie foto su facebook quando ne parlava. 

Dici di guardare alle filosofie orientali per giustificare il basso voto in filosofia al liceo, o più probabilmente per non aver studiato filosofia alle superiori, come ribrezzo a una sciocca forma di sudditanza culturale che col tuo comportamento tu stesso fai di tutto per confermare e cementificare, e perché Nietzsche e Schopenhauer, gli unici filosofi che tu abbia letto (perché Adelphi ne vende libriccini sottili sottili ed esteticamente molto simpatici da avere in libreria), dicono alla lontana di rifarsi alle filosofie orientali, ma solo perché nell’Ottocento c’era un forte orientalismo, ma soprattutto prima avevano studiato tutta la filosofia Occidentale, che, ti informo nel caso non lo sapessi, è andata avanti ed è sopravvissuta anche dopo di loro. Perfino quella cattolica, sì, i cui valori son per te così forti, che la tua unica voce per respingerla si perde fra una bestemmia detta con un ghigno, invece che con un sorriso.

Giri coi ragazzi che hanno i tuoi stessi soldi in tasca, forse appena meno, per apparire il brillante illuminato che a maggior ragione non fa distinzioni di censo, come se nel mondo civile ci fosse davvero ancora qualcuno che fa distinzione di censo, ma è evidentemente quello che credi avvenga nel mondo ideale che così duramente persegui a combattere, per dare entità e dignità d’esistenza al mondo ideale cui dici di appartenere.

Ma la verità è che senza le menzogne che costruisci “sui tuoi nemici”, non ti resterebbero che quattro povere e misere verità su te stesso, che sei un ragazzetto che probabilmente in terza media la più bella della classe non si filava, come tanti, come tutti.

 

“Allora invece di farci la morale, di guardarci con antipatia, dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un po’ per il… in giro. O no?”

*”Nichilisti coi cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi” diventava oggettivamente lungo.

 

 

Andrea Inversini

La buona (?) scuola

Il 3 settembre scorso il Governo Renzi ha presentato online l’ambizioso piano di riforma del sistema scolastico italiano. L’assunto iniziale è talmente semplice da apparire banale. Tuttavia, forse proprio questa apparente scontatezza lo ha fatto spesso “cadere nel dimenticatoio” quando … Continua a leggere

Confused libertarians sulla politica estera

Quando le questioni di politica estera sembrano nascondere sotto il tappeto i giganteschi problemi che il nostro paese deve affrontare in campo economico, ecco che noi liberali mostriamo tutta la nostra inadeguatezza dinanzi agli scenari geopolitici e al ruolo che dovrebbe avere il nostro Paese sullo scacchiere internazionale.
Inizia la guerra delle fazioni: i liberali pro Putin e i liberali pro Stati Uniti; i liberali pro Israele e i liberali pro Palestinesi (non ne ho mai visti, ma presumo che ci siano, non foss’altro per l’insopprimibile voglia di distinguersi dal gregge). E, ovviamente, come ogni tifoseria che si rispetti, le argomentazioni sono per lo piu’ scadenti e del tipo: ” Gli US sono un faro di liberta’ e democrazia, Putin e’ un dittatore che non rispetta i diritti umani, quindi Ucraina libera” e altre stupidaggini di questo tenore. Non che gli USA non siano un faro di liberta’ e democrazia e Putin non sia un dittatore, ma da queste affermazioni non consegue “Ucraina libera” e non consegue nemmeno la legittimita’ di sanzioni francamente ridicole e che non fanno altro che esasperare il confront0.
Non mi voglio dilungare e quindi non vi diro’ quali siano le mie idee in merito a questi temi che decidono alcuni equilibri su base regionale e non mondiale. Pero’ vorrei provare a punzecchiare gli amici liberali su un punto: dopo aver fatto tutti i discorsi su cosa conviene agli US o alla Russia o a Israele, possiamo per favore concentrarci su cosa converrebbe fare al nostro paese? Il suo ruolo deve essere sempre forzatamente appiattito agli interessi di altre potenze (anche contro i nostri interessi) o, in un mondo che sembra destinato a diventare sempre piu’ multipolare, ha senso chiedersi che ruolo potrebbe giocare a livello europeo e mediterraneo? europe2

Nicolo’ Bragazza

31.07.1912

Da Commenting Heights, intervista (2000):

La libertà richiede che gli individui siano liberi di impiegare le loro risorse nel modo che desiderano, e la società moderna impone l’ esigenza di cooperazione tra un vasto  numero di persone. La domanda  è: come è possibile avere cooperazione senza coercizione? E’ inevitabile che sotto una direzione centralizzata si abbia coercizione. L’ unico modo  che sia mai stato scoperto per avere un vasto numero di persone che collaborino insieme volontariamente è attraverso il libero mercato. E questo è il motivo per cui è essenziale preservare la libertà individuale.

Il dettaglio più importante a proposito del libero mercato è che nessuno scambio ha luogo senza che entrambe le parti ne traggano beneficio. La grande differenza tra la coercizione da parte dello Stato e gli scambi di mercato fra privati è che il governo può usare la sua forza coercitiva per creare un commercio nel quale A guadagna e B perde. Ma in un contesto di mercato, se A e B arrivano ad un accordo volontario, è perché entrambi hanno da guadagnarci.

Da Free to Choose (1980):

Come scrisse Adam Smith più di 200 anni fa, nel mercato economico le persone che intendono perseguire solo il proprio interesse individuale sono condotte da una mano invisibile a servire interessi pubblici che non era nelle loro intenzioni promuovere. Anche nel mercato politico opera una mano invisibile, ma disgraziatamente funziona nella direzione opposta. Le persone che si propongono di agire unicamente nel pubblico interesse sono guidate da una mano invisibile a servire interessi privati che non era loro intenzione promuovere. La ragione è semplice: l’ interesse generale è diffuso tra milioni e milioni di persone, l’ interesse particolare è concentrato. Quando i riformatori ottengono l’ approvazione di una misura, passano alla prossima crociata, senza lasciarsi nessuno dietro a tutelare l’ interesse pubblico. Ciò che si lasciano dietro è denaro e potere, e gli interessi particolari che possono beneficiare di quel denaro e di quel potere fanno in fretta ad impadronirsene a spese della maggior parte di noi. Oggi, dopo 50 anni di esperienza, è chiaro che non conta veramente chi risiede in quella casa (la Casa Bianca, ndr), lo Stato continuerà a crescere finchè la maggior parte di noi crederà che il miglior modo di risolvere i nostri problemi è fare affidamento su di esso.

Oggi, in un Paese dopo l’ altro, il più forte interesse particolare è diventato la burocrazia, sempre più inamovibile sia a livello nazionale sia a livello locale. Inoltre, ognuno di noi riceve particolari benefici dall’ uno o dall’ altro intervento pubblico. La tentazione è di cercare di ridurre l’ intervento pubblico a spese di qualcun altro, conservando nello stesso tempo i nostri privilegi particolari, e l’ unico esito non può che essere una situazione di stallo.

Abbiamo dimenticato le verità essenziali che i fondatori di questo paese conoscevano così bene: che la più grande minaccia alla  libertà umana è la concentrazione di potere, nelle mani dello Stato come di chiunque altro. In tutto il mondo occidentale, un numero sempre più grande di persone come noi è giunto a riconoscere i pericoli di una società iper-governata. Ma ci vorrà qualcosa in più del riconoscimento del pericolo. La libertà non è condizione naturale della specie umana, è una conquista rara e meravigliosa. Occorrerà la comprensione di cos’è la libertà e da dove vengono i pericoli che la minacciano. Occorrerà agire in base a questa comprensione se il nostro intento è non solo quello di preservare le libertà che abbiamo, ma di realizzare tutto il potenziale di una società veramente libera.

Ovunque il mercato sia stato lasciato libero di operare, la gente comune è riuscita a raggiungere livelli di vita mai sognati prima. Da nessuna parte il divario tra ricchi e poveri è maggiore, da nessuna parte i ricchi diventano via via più ricchi e i poveri sempre più poveri se non in quelle società che non consentono al libero mercato di operare –  che si tratti di società feudali ove è il ceto di appartenenza a determinare la condizione sociale o di moderne economie pianificate ove a determinarla è la vicinanza al potere statale.

Da Capitalism and Freedom (1962):

Un liberale distinguerà nettamente tra uguaglianza di diritti e opportunità da un lato, e uguaglianza materiale e di risultati dall’ altro. Egli potrà essere compiaciuto dal fatto che una società libera tenda verso l’ uguaglianza materiale più di qualunque altra, ma considererà questa aspirazione come il prodotto di una società libera. […] L’egualitario arriva a questa aspirazione, ma vorrà andare ancora oltre. Difenderà misure che prendano da alcune persone per dare ad altre, non come un mezzo attraverso cui quelle persone possano raggiungere un obiettivo desiderato, ma sulla base di un concetto di “giustizia”. Arrivati a questo punto, l’uguaglianza viene in conflitto con la libertà. E’ necessario scegliere: non è possibile essere sia egualitari , in questo senso, sia liberali.

Per l’uomo libero, il Paese è l’insieme degli individui che lo compongono, non qualcosa al di sopra di essi.

Una delle maggiori obiezioni rivolte all’ economia di mercato è proprio che essa assolve il proprio compito [ protezione contro la coercizione] in maniera egregia. Dà alle persone ciò che vogliono invece di dar loro ciò che un gruppo ristretto di persone pensa dovrebbero volere.

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Hanno ucciso chi?

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Vi siete fatti fuori con le vostre mani, nonostante i soldi dei contribuenti, ma continuate imperterriti a fare gli straccioni.  Siete ancora ed oggi come sempre dei pover-acci, e basta! Nicolo’ Bragazza

L’announo dello sconforto

“Anche il furto e la rapina sono vietati, ma si fanno lo stesso. Non per questo non vanno vietati.” 
Il sen. Carlo Giovanardi ieri sera in uno slancio aristotelico

Ieri, in quello splendido spaccato del mitologico “paese reale” che sono i programmi in prima serata su La7, si è svolto un epico quanto maldestro duello sul tema della legalizzazione delle droghe leggere. Punte di diamante dell’arena fior fior di intellettuali d’assalto quali il rapper Fedez, il senatore Giovanardi e la sua proverbiale apertura mentale a traino e il (a quanto pare) rapper ed ex pusher romano Chicoria (si pronuncia “Cicoria”, la h è muta come la D di Django). A contorno il solito gruppo di ragazzi che non riescono ad intervenire per più di 40 secondi a testa, e talvolta è forse un bene.

Una serata assolutamente imperdibile, insomma.

Announo

Nel variegato spettro di interventi ed opinioni e invettive à la barsport che è stato sfoderato non ci si è mai distaccati dai punti cardinali che seguono e che riassumerò, in nome dell’efficacia espositiva, con delle utilmente violente semplificazioni. Potete divertirvi a casa provando a indovinare chi ha sostenuto cosa.

  1. Non è necessaria nessuna distinzione tra droghe leggere e pesanti, tutto dev’essere illegale e perseguito;
  2. È necessaria una distinzione, mettiamo fuori legge quelle pesanti perché fanno molto male, legalizziamo quelle leggere;
  3. Legalizziamo tutto.

Ora, rimuoviamo il punto uno perché francamente poco interessante, e analizziamo i punti due e tre e le loro comuni motivazioni. È emerso che legalizzare è bello perché:

  • aiuta la lotta alle mafie;
  • configurerebbe un aumento delle entrate statali;
  • anche alcool e sigarette sono dannose ma legali, quindi serve un discorso di coerenza;
  • l’erba non fa male;
  • con la canapa si fanno una marea di cose oltre agli spinelli.

Questo è, più o meno, il quadro. Se ho dimenticato qualcosa, penso di poter dire che fosse realmente irrilevante o minoritario nello spettro delle argomentazioni.

Beh? Notato qualcosa? Manca niente?

Ebbene, non c’è stato un intervento, tra circa 25 persone in studio, che abbia sottolineato -in modo chiaro- che il proibizionismo è un atto contestabile in quanto espressione di una limitazione della libertà individuale, operato peraltro nel nome non si sa bene di cosa. Chi si è espresso a favore della legalizzazione l’ha sempre fatto in un’ottica di opportunità, e mai di convinzione ideologica, di indirizzo politico: nessuno si è fatto carico del fardello di affermare con forza che si deve essere liberi di scegliere. Anche di farsi del male, come nel caso delle droghe.

La legalizzazione delle droghe (leggere o pesanti che siano) non è un intervento che si può fare dall’oggi al domani, e la discussione delle cautele del caso è lunga, complessa e doverosa. Ma una speculazione intellettuale (se mi passate il termine) sull’arroganza di uno stato patrigno che obbliga le persone a scegliere (o non scegliere) sarebbe stata doverosa, in quel contesto. E, che sia beninteso, ogni salvaguardia alla libertà altrui deve rimanere solidamente in piedi: come non si può guidare ubriachi, ad esempio, non si può guidare dopo aver fumato erba. I discorsi di opportunità economica e sociale, i fatti lampanti e cristallini che testimoniano che il proibizionismo è un approccio fallimentare al problema delle droghe (tendenzialmente è un approccio fallimentare a un sacco di problemi) sono punti veri, fermi, che esistono, ma che coesistono con un’idea di società libera -e di responsabilità individuale- che ieri non si è vista neanche col binocolo.

Un quadro vagamente sconfortante, non vi pare?

Tad A.

PS: temo non ci sia dato sapere che straminchia c’entrasse, in una trasmissione incentrata su questi temi, l’omelia di Travaglio su Renzi e il renzismo. Ma tant’è, e ce la siamo dovuti sorbire, un po’ perplessi.

Grillo è figlio di…

Grillo è vostro figlio. È figlio dei fascisti contro Uber, è figlio dell’anti-capitalismo di destra come di sinistra, è figlio della vuota retorica sui ‘beni comuni’ a la Rodotà e Zagrebelsky, è figlio del berlusconismo putiniano, è figlio del partito trasversale che copre gli abusi e le torture della Polizia per ‘ragioni di stato’, è figlio dei processi-spettacolo a la Woodcock, è figlio della coppia Casini-Caltagirone, è figlio del sistemi mafioso ed omertoso messo in piedi dal PCI ed ereditato dal PD senza troppi problemi, è figlio del sistema fascista degli Ordini, è figlio di 50 anni di scuola ‘pubblika’ che produce il 40% di analfabetismo funzionale e si permette pure di protestare contro i test INVALSI, è figlio di una magistratura totalitaria che detiene illegittimamente il 38% della popolazione carceraria, è figlio dei medici i quali, invece di chiedersi come mai la gente nel 2014 muore ancora di colera si vanta che “il nostro SS è il migliore al mondo”, è figlio dei baroni universitari, dei notai da 500K, dei dipendenti pubblici cialtroni, è figlio di un fisco vessatorio e disumano ed è infine figlio dell’omertá e della disonestá che tutti gli italiani mostrano ogni giorno in classe, al lavoro, in famiglia ed in chiesa.

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Grillo è l’alunno che supera il maestro. Grillo è figlio vostro ed adesso ve lo prendete tutto nel culo.

Giovanni Gabriele Vecchio

Tra i Leoni: episodio 2

Abbiamo già criticato “Tra i Leoni” quando pubblicò un accorato articolo per un personaggio come Berlinguer, condito con la solita retorica della “brava persona” e della nostalgia dei bei tempi andati.  Abbiamo spiegato qui quali sono gli errori storici e politici di queste ricostruzioni.

Oggi, invece, iLbocconianoLiberaLe si concentra sul nuovo numero di Tra i Leoni appena uscito.
In particolare vorrei parlare rapidamente di due articoli: il primo intitolato “Il Quarto Stato”, il secondo “N cose che…ti fanno leggere un articolo”.

Il primo articolo ha subito attirato la mia attenzione perché ho sentito puzza di stronzata non appena ho letto il sottotitolo “dal proletariato marxista al proletariato capitalista” (mi scuso per la scurrilità, ma iLbocconianoLiberaLe deve farsi leggere perchè vive sul mercato).

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In 2 punti riassumo dove questo articolo mi è piaciuto di meno al di là dell’inconsistenza generale:

1-      Ancora una volta si scrive sulla rivoluzione industriale e su come la nuova rampante classe borghese sfruttava i lavoratori come i servi della gleba all’inizio dell’800. Questo tipo di argomentazione è entrata nell’immaginario comune a partire dal libro di Engels “La situazione della classe operaia in Inghilterra” che, tuttavia, è stato oggi pesantemente ridimensionato e contestualizzato alla luce del confronto tra le condizioni degli operai dell’epoca con quelle dei contadini degli anni precedenti alla rivoluzione industriale.
E ora un paio di domande: siamo così sicuri che i bambini prima non lavorassero e che le persone non si spaccassero la schiena nelle miniere o nei campi? Le condizioni dei lavoratori dell’epoca (certamente peggiori di quelle attuali) sono un prodotto del capitalismo cattivo o piuttosto dipendevano dal livello di sviluppo tecnologico?
E se non bastasse: 
siamo sicuri che la rivoluzione industriale sarebbe avvenuta con l’attuale legislazione sul lavoro? Probabilmente no e molti ritengono che la legislazione di oggi sia sostenibile (non sempre) solo perché lo sviluppo tecnologico ha consentito un incremento di produttività senza precedenti (sull’importanza dello sviluppo tecnologico vedi qui ) Inoltre, spesso le legislazioni statali dell’800 si adattavano a quelle che erano già le condizioni del mercato del lavoro dell’epoca o introducevano innovazioni marginali che si sarebbero verosimilmente ottenute anche senza l’intervento dello Stato.

2-      Secondo l’autrice, “gerarchia” e “ordine sociale”, parole che ben descrivono la società capitalista, sono assimilabili a “casta”.  Per risolvere il problema di questa affermazione è sufficiente prendere in mano un buon vocabolario della lingua italiana: il termine casta è utilizzato per descrivere un sistema sociale in cui è impossibile o quasi emergere e/o decadere dal proprio status. Gerarchia e ordine sociale non sono parole che descrivono il livello di mobilità sociale all’interno di un gruppo.
Inoltre non ho capito l’affermazione successiva che accomuna capitalismo e comunismo nell’aspirazione all’uguaglianza: a me risulta che il sistema capitalista e liberale aspiri a concedere la massima libertà possibile agli individui e non l’uguaglianza. O meglio, non si propone di creare l’uguaglianza sostanziale tra gli individui che è, invece, l’obiettivo proprio del comunismo.

Aggiungiamo poi la meraviglia nello scoprire le categorie di “mondo dirigente” contrapposto a “mondo proletario” e il gioco è fatto: la società occidentale ha prodotto un nuovo proletariato che non ha nemmeno le possibilità di quello di inizio ottocento. Ancora una volta le considerazioni sulla mobilità sociale, sulla qualità di vita e sullo sviluppo tecnologico lasciano spazio a quelle semplicistiche di chi nega la realtà pur di rivendicare il valore di alcune argomentazioni stantie. Senza contare il fatto che le situazioni di bassa mobilità sociale si verificano sopratutto nei paesi con un mercato del lavoro rigido e dove lo Stato interviene pesantemente nell’economia (il nostro, per esempio). 

Per quanto riguarda il secondo articolo la mia domanda all’autrice è questa: ma è davvero così negativo che la regione Umbria non finanzi più il Festival Internazionale di giornalismo?

Qui potete trovare la posizione di Studenti Bocconiani Liberali sui fondi statali, regionali e comunali all’editoria, al cinema e a tutto quello che viene definito kultura. 

Nicolò Bragazza

L’Abolizione del Contante: Repressione Fiscale della Libertà Individuale

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Si alza sempre più un grido dall’ala sinistra del nostro Parlamento, i nostri paladini della giustizia hanno trovato il nuovo modo per sconfiggere il peggior problema di questo paese (No, non sto parlando di Berlusconi stavolta!): quell’usanza indigesta ai più, … Continua a leggere

La favola dell’imposta

Un passaggio segnalatoci da Cecilia Sala.
Un bimbo mi ha chiesto cosa sono le tasse: gli ho mangiato l’82% della sua merendina. Più tardi ho visto che la seconda merendina l’ha mangiata di nascosto da me: gli ho detto che è un evasore.
In qualità di evasore come sanzione deve darmi il 200% dell’82% della merendina evasa, più gli interessi. Ma merendine non ne ha più. Gli ho detto allora che domani gli mando Equipapà a sequestrargli i giochi se non mi versa la sanzione. Ha pianto tutto il giorno. Dal giorno dopo non ha più mangiato merendine creando disperazione in chi le produceva, costringendo a chiudere il negozio di merendine. Il bimbo senza merendine è diventato molto magro e non mi ascolta più. Il titolare del negozio si è suicidato.

Favola dell'imposta

Non ci avete capito niente

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di S. C. Ok. Fatevene una ragione. Non ci avete capito niente, o giù di lì. Sì, dico a voi: voi che “è un film su Roma”, voi che “è un film sulla decadenza … Continua a leggere