Colpa delle statue

Il gesto, alquanto singolare, di nascondere i nudi di epoca Classica custoditi nei Musei Capitolini segna un ennesimo atto di genuflessione da parte dell’Italia (e se vogliamo, dell’Occidente tutto) alla potenza dell’Iran.

E così si scatena il putiferio: da una parte troviamo i partiti di destra, in prima battuta la Lega Nord, i quali non perdono occasione di denunciare le contrapposte forze politiche, per “un ennesimo atto di sottomissione ad un cultura che non è la nostra”; dall’altra, invece, abbiamo un Governo che definiremmo, per utilizzare un’espressione manzoniana, azzeccagarbugli, fra le smentite del Ministro della Cultura Dario Franceschini (è stata “una decisione incomprensibile”, “Non ne sapevamo nulla”), l’ira del premier Renzi (“Qualcuno pagherà!”, della serie “statevi attenti”) e l’accusa al capo del cerimoniale.
Dal canto suo, il presidente Rohani ha dichiarato, con gran spirito diplomatico, di non aver espresso alcun desiderio al riguardo, ringraziando poi “gli ospitali italiani che cercano di rendere il soggiorno dei loro ospiti il più piacevole possibile”.

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Comune denominatore caratterizzante l’intera faccenda è, ancora una volta, la volontà di concentrarsi soltanto sulla ricerca del potenziale “colpevole” piuttosto che riflettere in maniera critica e consapevole sull’accaduto.

Mi permetto quindi di tirare in gioco un padre secolare della filosofia politica come John Stuart Mill, liberale radicale le cui idee e il cui approccio, nonostante non abbiano trovato soluzioni al terrorismo dell’età moderna o al multiculturalismo, ci forniscono il giusto spunto per riflettere sui problemi della nostra società e sulle possibili soluzioni a questi ultimi.

Egli, nel suo più celebre saggio On Liberty, ci fa pensare di più e in maniera più critica circa l’idea che ci sia qualche elenco dei beni o diritti irrinunciabili che si applicano in ogni società. Allo stesso tempo, sostiene una rappresentazione dei criteri etici fondamentali che devono entrare nella nostra valutazione quotidiana su ciò che si può e deve essere fatto, qui e ora, in relazione alla nostra era.

Ed ecco allora, che il complesso gioco di compromessi con l’Iran non giustifica in alcun modo questo eccessivo compiacimento motivato solamente dal mero desiderio di condurre affari miliardari con la potenza mediorientale. E’ eticamente vietato mettere da parte i nostri più profondi valori al fine di salvaguardare i rapporti politici fra due nazioni.

Maneggiare in maniera così opportunistica la libertà artistica, simbolo imprescindibile della libertà in senso lato, non dimostra altro che un nostro ennesimo “deporre le armi” in questa battaglia intellettuale (e badate bene, mica nucleare), quasi a voler rinnegare le nostre radici.

La pavidità intellettuale e il servilismo culturale, non possono essere giustificati in alcun modo: questa non è tolleranza, questa è sottomissione ideologica, punto.

Luigi Falasconi

Saluti a pugno…sui denti

Non so come eravamo rimasti, ma mi pare di ricordare che, l’ultima volta che ho controllato, i simboli avessero ancora un significato.

Cioè, se io andassi in giro facendo il saluto romano, per esempio, suppongo qualcuno mi direbbe qualcosa.

Specialmente se io fossi il commissario unico di EXPO e neo proclamato alumnus bocconi dell’anno Giuseppe Sala.

Se io fossi Giuseppe Sala e andassi in giro a fare il saluto romano, sono sicuro che qualcuno si incazzerebbe.

Dopotutto, come potrei biasimarli.

jhb

Sfoggiare sorridendo un simbolo di morte e oppressione, di un’ideologia che ha schiacciato la libertà individuale di milioni di persone per decenni e decenni non è un comportamento per il quale puoi sperare di passarla liscia, giusto?

Suppongo che almeno qualche spiegazione dovrei darla, tipo: ci credo davvero, era per ridere, dovevo farlo perché se no il Capo di Stato che l’ha fatto per primo si offendeva, e così via.

Eppure, ho la sensazione che comunque non la farei franca, a fare un saluto romano così, sorridendo tronfio.

Ovviamente ognuno deve essere libero di fare i saluti che vuole: pugni, marameo e tutto il resto, intendiamoci eh.

Però, se io rappresentassi qualcosa, se fossi l’amato prodotto di un sistema con certi valori, forse avrei degli obblighi nei confronti di quel sistema. Ancora di più, forse dovrei difendere quei valori e se incontrassi il leader di un movimento politico che mi saluta con il suo gesto consueto, che entrambi sappiamo significare un insieme di cose ben precise, beh forse dovrei avere il coraggio di difendere quello in cui credo, accettare che lui può fare ciò che vuole, ma non seguirlo. Perché nel mio mondo, quello è un gesto inaccettabile.

Il pugno che vedete sopra in foto è il simbolo di una brutalità storica che abbiamo il dovere di ripudiare, noi che diciamo di amare la libertà e la democrazia. Non può essere sfoggiato col sorriso e senza conseguenze, perché è una schifezza.

Ciò che però senz’altro deve farci riflettere è la reazione della nostra università di fronte al gesto di Sala. Una reazione di calma indifferenza, per un gesto che all’occhio dell’osservatore più clemente sarebbe considerato almeno una pagliacciata.

A che pro cospargersi il capo di cenere per interventi di personaggi controversi, ma non vergognosi, come ce ne sono stati in università in passato, proteggere il proprio nome a ogni costo e conservarlo come una reliquia, se poi in seguito a questi episodi non si solleva neanche un indizio di vergogna?

O per loro quel gesto non ha il significato che dovrebbe avere, oppure io mi sto perdendo qualche grosso dettaglio.

Ad ogni modo, noi, che siamo i figli di un mondo che ha respinto quel simbolo, prosperando, e siamo grati di averlo ripudiato, non possiamo restare indifferenti e soprattutto non possiamo accettarlo col sorriso.

Non c’è davvero niente da ridere.

Alessandro D’Amico

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