Dove finisce la libertà

Giusto e sbagliato non esistono. Esistono le maggioranze e le minoranze. Esiste l’unanimità, quasi mai, o un’approssimazione di essa. Il pluralismo funziona attraverso maggioranze e minoranze, fissa regole che vanno rispettate non perché giuste, ma perché unico mezzo per garantire il vivere civile. Il conflitto esiste, perché è intrinseco all’idea di pluralismo, ma attraverso l’esercizio democratico resta un conflitto concettuale e (quasi) mai materiale

Per la verità giusto e sbagliato esistono, ma sono idiosincratici. E ogni aggregazione e generalizzazione sono impossibili. L’unica via pacifica è quella delle maggioranze e delle minoranze, delle regole e del pluralismo. Tuttavia, il sistema regge fintanto che tutti accettano la soggettività di giusto e sbagliato, finché tutti sono pronti a fissare per sé i canoni etici che ritengono migliori, ma non pretendono di imporre i medesimi canoni ad altri. A meno che questi non siano previsti dalle regole. Ha un valore la libertà? Se sì, l’unica via per preservarla è il pluralismo. La libertà è tutelata dalle regole, che sono decise dalla maggioranza e accettate dalla minoranza, che le rispetta in nome della libertà stessa e nella speranza di diventare domani maggioranza.

pluralismo-religioso-300x296

Quando però un gruppo di individui rifiutano l’idiosincrasia del giusto e dello sbagliato, quando rigettano il pluralismo, l’unica via da seguire è schierarsi. Il pluralismo è fragile e quando viene messo in discussione deve essere protetto da coloro che, soggettivamente, ritengono sia migliore della dittatura del pensiero che viene contrapposta ad esso. Anche in questo caso non è questione di giusto o sbagliato, è questione di maggioranze e minoranze. Se la maggioranza pluralista è capace di vedere il problema, non sottovalutarlo, comprenderlo in tempo, allora la maggioranza prevale. Ma se questo non avviene, allora anche una minoranza può prevalere e imporre il proprio regime. Opposto a quello democratico pluralista. E può fare ciò proprio perché rifiuta le regole decise attraverso il pluralismo. Solo la comprensione e la reazione sono la soluzione. Il pluralismo ammette mediazioni su tutto, ma non ammette mediazioni, tergiversazioni, compromessi sul pluralismo stesso.

Il punto è che il Corano, e con esso l’Islam, è totalmente incompatibile con la società pluralista, perché nega la libertà e impone il pensiero unico. E non fa ciò a livello teologico o filosofico, come fanno altri testi sacri delle religioni monoteistiche, ma lo fa a livello pratico. La legge coranica è legge dello Stato, pensata per essere legge che regola la vita quotidiana della società. Ed é una legge in cui il pluralismo non trova spazio. L’Islam cosiddetto moderato è una particolare interpretazione del Corano in chiave pluralista, (per fortuna) utile per coloro che già integrati nella società pluralista, vogliono mantenere la loro tradizione musulmana. Ma quanto l’interpretazione è moderata ed escluse la Guerra Santa, l’accettazione del pluralismo è già avvenuta da parte dell’individuo. Ma questa è l’eccezione, la forzatura, non la regola e la normalità. Se non vogliamo che il nostro pluralismo soccomba, allora dobbiamo schierarci. Non è un problema di giusto o sbagliato in senso assoluto, ma di giusto e sbagliato relativo alla nostra morale. Ciò che dobbiamo chiederci è quanto valore diamo alla nostra libertà e alla nostra democrazia pluralista, al nostro vivere civile e alla nostra coesistenza pacifica. Se riteniamo che queste cose siano preziose e siano preferibili all’alternativa di una società monocratica governata dalla legge religiosa mussulmana, allora è necessario reagire e schierarsi. E il problema non si può risolvere con il dialogo, in modo pluralista o democratico, proprio perché la controparte rifiuta il pluralismo e ha come scopo la sua eliminazione.

il-corano-ico

 

Pazienza e tolleranza sono stati i principi applicati con cura nella gestione delle primavere arabe e nell’inerzia applicata fino a ieri nel combattere l’Isis. I risultati di questa strategia sono stati di fortificare la belva, di renderla meno controllabile, più efficace e più pericolosa. Questo atteggiamento è stato molto comodo e conveniente per i governi occidentali negli ultimi anni. La cultura della comprensione e della differenziazione a tutti i costi sono state pervasive, cosicché l’elettorato sarebbe stato molto poco comprensivo rispetto a interventi diretti e incisivi contro un pericolo non imminente. Penso che la strategia, da parte dei terroristi musulmani, di creare terrore, guerra, fame e povertà nei territori mediorientali sia stata precisamente mirata a creare l’ondata migratoria che si è verificata negli ultimi mesi. E l’obiettivo di questa strategia era di creare tensioni, asti, paralisi decisionale tra coloro che, unici, potevano decidere di intervenire contro l’espansione terroristica, ovvero gli stati occidentali. Il fatto che musulmani siano stati vittime di questa strategia militare, e sottolineo militare, non significa che altri musulmani e la legge islamica non siano la causa del problema.

Nessuno si augura di dover usare le bombe. Sappiamo tutti quanto la pace sia preferibile alla guerra, al sangue, alla perdita delle persone care, alla fame. Ma la reazione che dovevamo mettere in atto da ieri e che dobbiamo mettere in atto da domani è necessaria proprio per non arrivare alle bombe. Perché l’alternativa alla pace che ci garantisce il pluralismo è quella delle bombe, della dittatura e dell’assenza di libertà. E, ripeto, la ragione per cui questa contrapposizione, questa aggregazione maggioritaria, deve essere tanto eccezionale e forte è che il pluralismo è fragile, sopravvive fintantoché ogni attore interno ne accetta le regole autoimposte, ma soccombe non appena qualcuno dalla minoranza se ne frega delle regole e ribalta il tavolo delle trattative. Se pensiamo che la nostra libertà abbia qualche valore, dobbiamo cominciare presto a difenderla.

                                                                                                                 Fabio Zanardi

 

Annunci

Fermo o forse sparo

In Italia esiste una reale libertà di agire dell’individuo entro i confini della propria proprietà? E con libertà di agire mi riferisco anche alla possibilità di autodifesa. Questa sovrastruttura tentacolare, lo Stato, con il suo eccesso di legittima difesa, invece, non me lo permette. Dovrebbe. Dovrebbe lasciarmi libero di scegliere, libero di agire come meglio credo, tanto più quando sono entro i miei confini.

Diversi sono stati gli episodi, negli ultimi giorni, che hanno scatenato un acceso dibattito da parte di esponenti diversi della politica nostrana. L’europarlamentare e sindaco di Borgosesia, Buonanno, ha persino detto di voler introdurre il “bonus pistola”. Un pensionato, Francesco Sicignano, spara a Gjergi Gjoni, immigrato albanese senza permesso di soggiorno ed è subito polemica, con tanto di perizia psichiatrica per l’anziano. Il pensionato gli spara perché il clandestino gli è entrato in casa. (That’s it). D’altronde, se qualcuno ti entra in casa non certo per prendere latte e biscotti, se poi è un immigrato clandestino con tanto di precedenti, di certo non gli stendi il tappeto rosso quando sorpassa la soglia.

Cattura

Altra vicenda è quella di Ermes Mattielli da poco condannato per aver sparato ripetutamente a due ragazzi, due nomadi, con l’accusa  di essersi accanito. Li aveva scovati a rubare del rame dalla sua tenuta. Ora,  mentre lui passera i prossimi 5 anni in carcere, i due stranieri riceveranno un indennizzo di quasi 150.000 euro.  Joe Formaggio, qualche giorno fa, ospite da Cruciani, su radio 24, ha affermato:  “se qualcuno prova ad entrarmi in casa, gli sparo in faccia e quello si trova le cervella nelle scarpe da ginnastica”. Una frase che, certo, non ha bisogno di ulteriori chiarimenti. Chi può dargli torto. E’ possibile che non si possa avere il diritto di difendere ciò che costituzionalmente inteso come la naturale estensione della propria persona, come meglio si crede?  Senza contare che spesso da un semplice furto in appartamento si arriva, poi, ad atti di violenza nei confronti di chi nell’appartamento ci abita. E’ un mio diritto, allora, difendere nella maniera più opportuna l’integrità dei miei cari e dei miei beni quando  questi sono messi in pericolo.

In paesi civili, come gli US, tutto ciò è supportato dalla tesi che la vita, la  proprietà stessa ed il suo naturale e sereno godimento siano diritti fondamentali ed inalienabili per l’individuo e perciò difendibili con ogni mezzo se seriamente minacciati. In una società libera tutto si basa sul concetto di proprietà privata, intesa come sfera intangibile, che nessuno può intaccare coercitivamente. Se poi Lo Stato non riesce a garantirne la dovuta protezione, interna od esterna, un via libera alla detenzione di armi è dovuto. Altro che sconfitta della civiltà.

Con la legge 13 Febbraio 2006 n.59 il legislatore ha inserito due nuovi commi all’art 52 del c.p. sulla legittima difesa. L’intento è di accordare ad i cittadini onesti uno strumento contro i malfattori. Nel nostro paese, invece, dove il paternalismo ed il politicamente corretto regnano sovrani, una conquista della civiltà è stata bollata con la formula mediatica “licenza di uccidere” e non sono mancate le polemiche sulla costituzionalità della stessa legge citata. “Dalla nostra costituzione (la più bella del mondo) -a detta degli addetti ai lavori- “si ricava il superiore valore del bene vita, rispetto al bene patrimonio”
Ora, Joe Formaggio a parte, siete sicuri che esistano sostanziali differenze fra il bene vita ed il bene patrimonio? Io, sinceramente, non credo.

                      Filippo Camerada feat. Azzeccagarbugli

L’announo dello sconforto

“Anche il furto e la rapina sono vietati, ma si fanno lo stesso. Non per questo non vanno vietati.” 
Il sen. Carlo Giovanardi ieri sera in uno slancio aristotelico

Ieri, in quello splendido spaccato del mitologico “paese reale” che sono i programmi in prima serata su La7, si è svolto un epico quanto maldestro duello sul tema della legalizzazione delle droghe leggere. Punte di diamante dell’arena fior fior di intellettuali d’assalto quali il rapper Fedez, il senatore Giovanardi e la sua proverbiale apertura mentale a traino e il (a quanto pare) rapper ed ex pusher romano Chicoria (si pronuncia “Cicoria”, la h è muta come la D di Django). A contorno il solito gruppo di ragazzi che non riescono ad intervenire per più di 40 secondi a testa, e talvolta è forse un bene.

Una serata assolutamente imperdibile, insomma.

Announo

Nel variegato spettro di interventi ed opinioni e invettive à la barsport che è stato sfoderato non ci si è mai distaccati dai punti cardinali che seguono e che riassumerò, in nome dell’efficacia espositiva, con delle utilmente violente semplificazioni. Potete divertirvi a casa provando a indovinare chi ha sostenuto cosa.

  1. Non è necessaria nessuna distinzione tra droghe leggere e pesanti, tutto dev’essere illegale e perseguito;
  2. È necessaria una distinzione, mettiamo fuori legge quelle pesanti perché fanno molto male, legalizziamo quelle leggere;
  3. Legalizziamo tutto.

Ora, rimuoviamo il punto uno perché francamente poco interessante, e analizziamo i punti due e tre e le loro comuni motivazioni. È emerso che legalizzare è bello perché:

  • aiuta la lotta alle mafie;
  • configurerebbe un aumento delle entrate statali;
  • anche alcool e sigarette sono dannose ma legali, quindi serve un discorso di coerenza;
  • l’erba non fa male;
  • con la canapa si fanno una marea di cose oltre agli spinelli.

Questo è, più o meno, il quadro. Se ho dimenticato qualcosa, penso di poter dire che fosse realmente irrilevante o minoritario nello spettro delle argomentazioni.

Beh? Notato qualcosa? Manca niente?

Ebbene, non c’è stato un intervento, tra circa 25 persone in studio, che abbia sottolineato -in modo chiaro- che il proibizionismo è un atto contestabile in quanto espressione di una limitazione della libertà individuale, operato peraltro nel nome non si sa bene di cosa. Chi si è espresso a favore della legalizzazione l’ha sempre fatto in un’ottica di opportunità, e mai di convinzione ideologica, di indirizzo politico: nessuno si è fatto carico del fardello di affermare con forza che si deve essere liberi di scegliere. Anche di farsi del male, come nel caso delle droghe.

La legalizzazione delle droghe (leggere o pesanti che siano) non è un intervento che si può fare dall’oggi al domani, e la discussione delle cautele del caso è lunga, complessa e doverosa. Ma una speculazione intellettuale (se mi passate il termine) sull’arroganza di uno stato patrigno che obbliga le persone a scegliere (o non scegliere) sarebbe stata doverosa, in quel contesto. E, che sia beninteso, ogni salvaguardia alla libertà altrui deve rimanere solidamente in piedi: come non si può guidare ubriachi, ad esempio, non si può guidare dopo aver fumato erba. I discorsi di opportunità economica e sociale, i fatti lampanti e cristallini che testimoniano che il proibizionismo è un approccio fallimentare al problema delle droghe (tendenzialmente è un approccio fallimentare a un sacco di problemi) sono punti veri, fermi, che esistono, ma che coesistono con un’idea di società libera -e di responsabilità individuale- che ieri non si è vista neanche col binocolo.

Un quadro vagamente sconfortante, non vi pare?

Tad A.

PS: temo non ci sia dato sapere che straminchia c’entrasse, in una trasmissione incentrata su questi temi, l’omelia di Travaglio su Renzi e il renzismo. Ma tant’è, e ce la siamo dovuti sorbire, un po’ perplessi.

Perbenismo e Pigrizia Soziale

Questa galleria contiene 1 immagine.

Questa riflessione nasce da una divertente discussione con alcuni amici. Vengo informato del fatto che una bella ragazza è in cerca di un “trombamico” (un ragazzo con cui intraprendere una breve e non impegnativa relazione basata sulla semplice carnalità). Incuriosito … Continua a leggere

Santo subit(issim)o

Questa galleria contiene 1 immagine.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di Francesco Del Prato, presidente dell’associazione bocconiana Alpeh- Analisi Strategiche Alla ribalta delle cronache, ultimamente, troviamo sempre più di frequente due persone: abbiamo un nuovo idolo delle folle, che occupa in pianta stabile le … Continua a leggere

Democratica-mente Servile

Questa galleria contiene 1 immagine.

E’ stata una lezione del professore Carlo Lottieri sugli “intellettuali in democrazia” a farmi riflettere sulla democrazia e in particolare sulla difficolta’ che si riscontra ad ammettere che come forma di governo non solo non sia “perfetta o onniscente”, come … Continua a leggere

Subalternità culturale e anni di piombo

In questi giorni, presso la nostra Università, è presente una mostra dal titolo “1966-1976 Milano e gli anni della grande speranza- Artisti, studenti, lavoratori fra impegno e utopia” con il proposito di “ricostruire il decennio 1966-1976 attraverso le spinte positive … Continua a leggere

Liberalismo e Cattolicesimo nel 2013.

Questa galleria contiene 1 immagine.

La nomina di Jorge Mario Bergoglio, un gesuita argentino di origini piemontesi, come 266esimo Papa é appena avvenuta e giá c’é chi scava nel suo passato e si domanda che tipo di pontificato sará quello di Papa Francesco. Anche noi … Continua a leggere

Cinquanta sfumature di blu

Questa galleria contiene 1 immagine.

Con Kieślowski si rischia sempre di fare gli alternativi ad oltranza, quelli che “il cinema americano è troppo commerciale”, che si rammaricano per i danni del doppiaggio e che si sono innamorati del regista non appena hanno notano che il … Continua a leggere

Gli uomini pratici, Keynes e Hayek

Questa galleria contiene 1 immagine.

Uno dice Keynes e Hayek, e subito l’altro pensa alla contrapposizione frontale tra i due, non solo per via di quel paio di splendidi sceneggiati rap per la televisione americana. In realtà su una cosa, almeno una, erano apparentemente sulla … Continua a leggere

Così Parlò Za…grebelsky

Questa galleria contiene 1 immagine.

Vi fu, un tempo, una breve ma infuocata disputa sul ruolo dello Stato nel terzo Millennio: dopo fu il silenzio. Passò qualche attimo, in seguito a una breve meditazione il Maestro si alzò e con voce grave, seguito dai fedeli, … Continua a leggere